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Festeggiamenti del 2o°.
Vecchi Hobby tornano in auge.


A proposito di fotografia: Per il 20°del Centro diurno, da volontario (bibliotecario) senior (secondo gli  statuti  dell'Associazione che gestisce il  Servizio Comunale l'età anagrafica massima per i soci attivi è stata, a partire dal 2011, limitata all'età canonica delle magiche sette decadi... non per creare discriminazioni, ma per ovviare  elegantemente a penose situazioni, nell'interesse degli interessati: quando troppo è... troppo e pure difficile da ammettere!), mi è stato confidato, nell'impegnativa organizzazione della giornata, un compito solo apparentemente meno gravoso, ovvero la documentazione fotografica dell'evento. Privilegiata anche l'entrata in servizio, solamente alle 9: 00 ovvero un'ora più tardi dei colleghi, in coincidenza con la foto di gruppo dove non potevo assolutamente  mancare.

La fotografia, l'avevo appresa al Poly. Dal laboratorio B/N al Colore (una novità per la fine anni '50), all'impostazione grafica dell'immagine. Incontri con reporter fotografici che ci hanno affascinato raccontandoci le loro avventurose esperienze. Io avevo una Rolley 5x5, sviluppavo e stampavo a scuola. Poi, più tardi, imperò la Polaroid, sulla scia di David Hockney. Il video l'avevo provato già negli anni del liceo: il Superotto muto su pellicola reversibile, una volta sviluppato , lo si poteva montare con forbici e colla senza troppi problemi. Un Revox,  mitico registratore Stereo a due piste l'avevo ricevuto in regalo poco dopo che era arrivato in casa un baule con tanto di giradischi 45 e 33 giri mono e pickup con zaffiro commutabile da LP a 78 giri, che iniziarono la mia carriera di collezionista di dischi... Poi, ma molto più tardi, arrivarono le soluzioni elettroniche analogiche  SVHS e finalmente il digitale che, per chi piaceva smanettare al PC come il sottoscritto, è stata una manna ridando lustro ad un hobby.

Tipica, come per tutti gli hobby, la ciclicità dell'interesse che trova dapprima un bel crescendo, poi si stabilizza attorno ai .sette anni per poi nuovamente scemare... come in molte relazioni! Impara l'arte... e mettila da parte. Poi succede che l'esperienza  di tanto tempo fa possa rendere servizio e si ricuperano i vecchi arnesi: non più al top della tecnica, ma comunque funzionanti e funzionali. Le inevitabili difficoltà nel rilancio di vecchie attività le vedo prevalentemente come una piacevole sfida, per tenersi in forma. 

Per il Coro "Cantem Insema", il progetto del CD mi ha dimostrato che le mie percezioni audio NON erano più quelle di una volta e ho dovuto affidarmi alle incredibili risorse dei software moderni per la messa a punto dei brani. E poi, aggiungo,  quando si afferma che sia poco serio  "andare a orecchio", a lume di naso, non è diffidando sistematicamente  delle proprie intuizioni che si diventa innovativi, anzi...

Un colore, un programma

L'occasione di inaugurare ufficialmente la nuova maglietta dal mio colore preferito sin dal tempo degli studi al politecnico di Zurigo.
La tesi di dottorato l'ho infatti scelta perché mi avrebbe messo nella situazione di colorare d'arancione migliaia di pezzuole di lana supergarantita extravergine, provenienti dall'Australia per meglio capire come i coloranti si 'fissano' sulla lana (non solo forze elettrostatiche di Coulomb e di vicinanza Van der Waal, ma anche per effetto del legame idrofobico dovuto alla struttura ordinata dell'acqua che ho dimostrato per un caso fortuito caso, grazie alla mia inveterata abitudine di mettere in discussione regole e ipotesi apparentemente affermate dalla consuetudine).
 
Scelta se non plebiscitaria (c'era il problema di integrare i colori del ricamo sulla manica sinistra), sicuramente coraggiosa, dei Volontari in occasione del 20°, l'arancione della maglietta rappresenta forza, onore e generosità ed è simbolo di armonia interiore, di creatività artistica e sessuale, di fiducia in se stessi e negli altri come pure  la comprensione, la saggezza, l’equilibrio e l’ambizione. Tutte qualità idealmente  "indispensabili" (?) per un buon volontariato! Lasciamo comunque ad ognuno una qualche debolezza, se non altro per renderci più interessanti e meno noiosi... ed avere qualche cosa da migliorare!
 
Poiché è il colore che più risalta con l'azzurro del cielo, una particolare tonalità detta "Arancione fiamma" è spesso utilizzata per la segnaletica.

P
er molto tempo non si fece differenza tra l'arancione e le varie tonalità di rosso (cfr. ad esempio i pesci rossi che in realtà sono indubbiamente arancioni. Altrettanto si potrebbe ipotizzare per i quartieri a luci "rosse").

I portatori della maglietta non potranno passare inosservati!
Le fotografie scattate durante la manifestazione lo dimostreranno.

Questo colore, spesso associato alla salute del nostro corpo, agirebbe sulla nostra vitalità e su tutto quello che concerne l’assorbimento di ciò che si mangia. Liberebbe inoltre da sintomi depressivi aumentando la capacità di reagire alle avversità della vita in modo repentino ed efficace. Simbolo per eccellenza di fertilità, il colore Arancione stimolerebbe la circolazione del sangue e darebbe vitalità agli organi sessuali, sia maschili che femminili, favorendo la fecondità
... (condizionale d'obbligo...)

Chi predilige l’arancione ha una grande vitalità, fiducia in se stesso, ottimismo e buonumore. Ogni mossa di chi predilige l’arancione  è gestita dalla ragione, anche nel perseguire utopie.

Chi indossa indumenti di colore arancione avrebbe un carattere gioioso,  esprime buonumore e ottimismo. Nella cultura cinese e giapponese l’arancione è considerato come espressione di buon augurio. I monaci buddisti e lo stesso Dalai Lama vestono di arancione per simboleggiare, come aveva fatto lo stesso Buddha, la rinuncia ad una vita di piaceri
.

Chi non ama l’arancione non ha ottime relazioni interpersonali. Non pondera le proprie decisioni, anzi denota un carattere impulsivo. Tende al pessimismo e trova difficoltà a rapportarsi con gli altri.

L'arancione essendo formato dal miscuglio dei colori Rosso e Giallo, il suo complementare è il blu. I due colori, uno accanto all'altro si valorizzano vicendevolmente, esattamente come altre caratteristiche complementari e antagoniste regolano i rapporti e le attrazioni in una coppia in un'ottica eugenetica di compensazione ma che possono anche essere, a lungo termine, l'origine di incomprensioni. Se cercano di sommarsi, si annullano vicendevolmente.

Il blu, colore prediletto dagli Egizi che lo consideravano colore degli Dei, non era preferito dai Romani e dai Greci perché era associato al colore degli occhi dei Barbari e quindi ignobile. Al sangue blu simbolo di nobiltà si accompagnò l'alternativa rossa simbolo del proletariato. Ai quartieri a luce rossa (arancione) di partenenza femminile  si accompagnarono in alternativa  la prostituzione maschile dei quartieri a luce blu.

Ricordo, last but not least, il blu come colore nelle bandiere dell'ONU, dell'Europa e del... PPD.

 

Preparativi per il grande evento, con... alcune spiacevoli sorprese

Per conoscere tutta la storia, da cima in fondo, navigate... navigate e saprete! 

Per uno abituato da pensionato a svegliarsi spontaneamente senza sveglia (che odia sinceramente da usarla che in situazioni estreme) le 8 del mattino, invece delle usuali 11, sarebbero state una levataccia indipendentemente dal piacere di rendermi utile per la manifestazione. Bisognava dunque organizzarsi a dovere, Per compensare  risvegli precoci, avevo imparato ad avere una megacolazione con quattro  uova al tegamino su un fondo di verdure, formaggio, toast con miele, succo di frutta e caffé  e le varie dosi di integratori alimentari (dose doppia di Ginseng, per l'occasione) quale carburante da organizzare la sera prima, visto che non sarei stato sicuro di non dimenticare qualche cosa prima di ingranare... Le esperienze passate  mi permettevano di affrontare questa nottata corta con un certo ottimismo anche perché era mia intenzione di andare a coricarmi relativamente presto e mi sarei comunque addormentato, per atto riflesso,  quasi immediatamente.
Organizzata la colazione, dovevo ancora occuparmi di affrontare al meglio la mia presenza. Quali pantaloni sarebbero stati meglio per la situazione? Le previsioni meteo prevedevano temperature piuttosto fresche che imponevano qualche cosa di caldo sotto la maglietta a maniche corte. C'era l'imbarazzo della scelta: decisi pertanto di coltivare un po' la mia vanità, provando cosa mi sarebbe stato meglio con la maglietta. Avevo un Versace dal blu intenso perfettamente complementari nei colori ed abbastanza ampio che avrebbe al meglio dissimulato la pancetta. Si vedeva che non era recente (quasi da museo della moda, con i suoi almeno vent'anni che mi ricordavano i tempi dove potevo ancora permettermi queste follie...) ma mi piacevano. Un colpo di ferro da stiro li rimise in forma. Riprovai il tutto, anche la felpa sotto la maglietta e mi parve che tutto fosse a posto. Incominciava a farsi tardi. Solito il rituale della tazza di tisana alla frutta con i 5 mg di melatonina 15 minuti prima di dormire... Se non ché.....

Improvvisamente percepii che nell'addome qualche cosa si stava muovendo. Poi il disastro. Pantaloni subito a mollo per evitare il peggio.  

Indenne la maglietta del Centro, salvata in extremis. Doccia completa.
Dopo 30 minuti (di sonno perso) ero pronto per trovare una soluzione vestimentaria alternativa. Perso un'ora di sonno. Ma che diavolo era successo? Avevo preso freddo? Me la son fatta addosso per l'agitazione?
Ma che diavolo avevo mangiato di così lassativo? La sera prima avevo effettivamente fatto, scusate il termine metaforico, una "grossa cagata" mangiando il peggio del peggio per uno nella mia situazione. Senno di poi, evidentemente.
Ho da sempre gustato le mele cotte nel vino con assieme l'uvetta sultanina e la buccia rapata di un limone messo alla fine affinché ne conservasse il profumo. La ricetta di mia madre veniva abbinata, oltre che con le cipolle arrostite nel burro, con i Knöpfli (gnocchetti) o i Rösti, gli Aelpler Makronen al forno  o con i sanguinacci rossi o bianchi che nella Lugano del primo dopoguerra c'erano esclusivamente il martedì in una macelleria gestita da uno svizzero tedesco per la gioia della comunità d'Oltralpe, cui mia madre apparteneva. Mio padre, da architetto, all'ora di pranzo era sempre in visita a qualche cantiere e permetteva così a mia madre di fare opera di integrazione culinaria con cibi assolutamente horror per qualsiasi ticinese DOC...
La sera prima, avendo delle mele mature al punto di dover essere consumate, me ne sono fatte uno scarso chilo che ho goduto da cena, senz'altro che con un buon bicchiere di vino. Mai avrei potuto immaginare...

Mi coricai con la preoccupazione a sapere se ci sarebbe stata una ulteriore esondazione... Mi addormentai subito profondamente per improvvisamente svegliarmi alle 5 con il pensiero di verificare la situazione. Tutto tranquillo... Un rapido sguardo al cielo: era terso senza una nuvola. Locarno-Monti potrebbe comunque aver ragione, considerata la velocità con cui avvengono i fenomeni temporaleschi... Torno a dormire rassicurato e tranquillo. Alle 8 la sveglia non riuscì a scuotermi dal mio sonno profondo. Solo alle nove, le insistenti campane della  vicina parrocchiale agirono da allarme. FUORI!

 

Foto di gruppo


Dovevo già essere al Centro... Rinuncio alla ricca colazione e mi accontento di un caffé e degli integratori alimentari (Ginseng e Ginko biloba estremamente importanti per dominare mentalmente questo frangente). Vestirsi in fretta e furia. Non dimenticare di inaugurare anche il badge. Per non avere problemi con la foto di gruppo, prendo la mia macchina Sony e via di corsa verso il Centro, pensando alla risposta che avrei dovuto dare a Pietro che non avrebbe perso l'occasione per una bonariamente caustica osservazione...
"Da VIP, i 15 minuti di tolleranza erano quasi un dovere..."

Il cielo era terso senza una nuvola. Il sole incominciava a scaldare. Arrivo al centro alle 9:15.
I volontari sono riuniti ancora all'interno ed ascoltano le ultime istruzioni e raccomandazioni.
Finalmente arrivato. La nomea di ritardatario - Auch schlechter Ruf verpflichtet - Una cattiva nomea é altrettanto impegnativa -  non me la leva più nessuno: ero stato abituato troppo bene sul lavoro. Lì c'era una segretaria che mi faceva rigare dritto...
 
Usciamo all'aperto, nel prato adibito a parco giochi, per la tradizionale foto di gruppo. Per esserci tutti sulla foto, non potevo scattarla io, ma non poteva nemmeno essere un volontario a fare lo scatto. Perché non ci avevo pensato?  Manca la colazione e il mio cervello stenta a mettersi in moto... Dunque tocca ancora una volta alla polivalente signora Luisella.
 
Ognuno si reca poi alle mansioni assegnate. La cucina viene organizzata. I tavoli con le panchine pronti, con indicato il nome del volontario che se ne occuperà. Gli ombrelloni vengono aperti per fare ombra. Proprio pensato a tutto.

Arrivano i primi ospiti, i primi CD e le prime magliette trovano prontamente aquirenti.

Se tutto proseguirà come iniziato, c'è da star tranquilli...

Osservazione:

La seguente cronaca tenta di commentare le mie impressioni soggettive vissute durante la giornata del 20°.

 Come al solito, la mia mente vaga di palo in frasca, libera di associare per strani imperscrutabili meccanismi di connessioni neuronali, a volte poco serie o irrispettose ma autentiche e comunque senza intenzioni offensive, immagini a commenti (e/o viceversa).

Niente di serioso... o forse un qualche pensierino o considerazione  non del tutto irrilevante mi è sfuggita...

Un gradito fuori programma musicale.


I primi, con i loro strumenti  in funeree custodie  arrivarono senza nemmeno farsi troppo notare, malgrado le belle divise. Si erano dati appuntamento sulla strada accanto al Centro, prima dello sbarramento con il divieto di circolazione adeguatamente segnalato con la locandina-invito del Comune   ed i tavoli già apparecchiati ma per lo più ancora vuoti, pronti ad accogliere gli ospiti.

Poi apparve il gonfalone dagli sgargianti colori araldici: era della
Filarmonica Alto Malcantone di stanza a Breno. Progressivamente, la strada si riempì sempre più di scintillanti strumenti e di suonatori di tutte le età.
Molti i sassofoni, tradizionalmente votati al Jazz. Nel repertorio classico dell'800 strumento praticamente  ignoto, anche se avevo il dubbio che esistesse da parecchio tempo prima dell'inizio '900 quando l'impressionismo musicale ne scoprì le sonorità (cfr. Rapsodie  pour orchestre et saxophone di Claude Debussy) . Chiesi ad alcuni anziani sassofonisti se mi sapevano dire quando il loro strumento era stato inventato in Belgio... Mi guardarono stupefatti, quasi fossi stato un marziano! La chiamata a trasferirsi nella zona prevista per la loro esibizione di fronte all'entrata agli appartamenti, li tolse dall'imbarazzo di rispondermi.
Una interessante presentazione della compagine musicale precedette uno scampolo del loro repertorio, diretti da un simpatico giovanotto... Un omaggio, imprevisto ma gradito, che ha creato l'atmosfera per la nostra kermesse.
Poi ritornarono sulla strada e a passo di marcia gonfalone in testa si diressero al Museo della Pesca dov'erano attesi per una esibizione ufficiale, nell'ambito della giornata dei Musei.

 

Poesie dialettali e Poesie allievi Scuole elementari

 

Secondo il programma, i festeggiamenti sarebbero  iniziati con

  • Poesie dialettali
  • Poesie allievi Scuole elementari

Poco il pubblico già seduto ai tavoli, probabilmente molti erano quelli che non volevano perdersi l'esibizione dei loro pargoli. La precedente esibizione  della Filarmonica aveva comunque aiutato a rimpolpare la compagine degli ascoltatori. Molti i passanti sulla strada che venivano messi casualmente a conoscenza dell'invito a partecipare ai festeggiamenti (comunque distribuito in tutte le bucalettere, o come si dice "in tutti i fuochi" del Comune). Non pochi si sono lasciati convincere, forse anche richiamati dai tavoli apparecchiati...

Tra le iniziative del Centro, gli incontri intergenerazionali con bambini delle scuole elementari.  L'ultima classe delle elementari del maestro Claude Annen ha passato un po' di tempo ad osservare, in piccoli gruppi,  le svariate attività del Centro (dai pasti della Pro Senectute all'imperdibile tombola dei giovedì feriali di tutto l'anno, dalle prove del coro ai corsi per la memoria, ai quotidiani incontri tra giocatori di carte, in compagnia di un buon bicchiere, nella migliore tradizione dei circoli d'origine di molti avventori immigrati negli anni del boom economico)  sintetizzandone, con liberi versi  in occasione del 20°,  le loro tenere impressioni.

I bambini della V. elementare del Mo. Claude Amman erano raggruppati a riccio, quasi a volersi fare reciprocamente coraggio. La grande maggioranza di loro non aveva di che temere. C'erano comunque dei compagni che erano certamente in ansia o spaventati (la Lampenfieber che imbarazzava anche grandissimi e scafati artisti di livello internazionale al momento di andare in scena ) per il loro incombente intervento di lettura dei testi messi a punto in classe.

Ci fu anche un attimo di grande tenerezza nei confronti dello sconsolato bambino che non resse quella tensione, sentimento che anch'io conobbi e mi rivenne in mente in questa occasione.  Avevo la sua età, quando mi venne data l'opportunità di esibirmi come solista (dalla voce bianca...) in una trasmissione per ragazzi  agli studi della Foce RSI diretta da Felicina Colombo (quella, tra altro, di Radioscuola), presentando la Schubertiana "Rosellina del mio cuor Röslein auf der Heide" in occasione della festa della mamma... in uno special con la partecipazione del Quartetto Cetra, allora ancora alle  prime armi.  Finii sul Corriere del Ticino, dove un lettore si chiederà se non si fosse abusato del piccolo cantore insistendo quasi crudelmente, e per ben quattro volte successive, di estorcere dalla sua piccola ugola bloccata un qualsiasi suono. La scaletta della trasmissione in diretta aveva le sue esigenze: passato il tempo previsto, si lasciò perdere! Anch'io ebbi poi un pianto liberatorio... Il maestro Rodari (insegnante di canto al Ginnasio luganese), direttore del coro di voce bianche cui appartenevo, non aveva proprio immaginato che avrei reagito in quel modo e se ne scusò personalmente con mia madre. Anni dopo (sette?, stavo cambiando la voce), ebbi la rivincita presentando nella stessa trasmissione per bambini e ragazzi una impeccabile Cathédrale engloutie di Claude Debussy al piano...

Tra le letture degli adulti, i ricordi del mio quasi coetaneo mi colpirono particolarmente per il dettaglio sulla scuola recluta. Ripensandoci, quel cognome mi ricordava sicuramente  un caporale o sottoufficiale dal cognome omonimo (autisti?). Era lui?  Le sue fattezze non mi dicono assolutamente nulla... ma erano passati oltre 50 anni! Sul momento, non era il caso di indagare. Mi sono ripromesso di approfondire...  

 

   
 

La V. classe elementare del Mo. Claude Annen

Presentati dalla signora on. Bottani, I bambini della V. classe elementare del Mo. Claude Annen  riferiscono le loro impressioni del Centro

Dal Corso per la memoria

L’anziano col passato dimenticato

L’anziano
parla
dei propri ricordi
mentre beve il tè per gustare
un po’ di divina felicità.
Con cortesia, e onestà
ci ascoltano le donne
concentrate
per divider con noi
i propri sentimenti.
Capelli bianchi
rughe
sopra due occhi gentili.
Mani tremanti
e un corpo saggio.
Ridono e scherzano
per cacciare
la grande malinconia.
Favellano
del proprio passato
che piano piano
si è cancellato.
Mentre ci ascoltano silenziose
sono emozionate
quelle gentili signore
smemorate.
Oh, anziano dolce e mite
tu, schiuso e gaio
condividi con me le tue serene gioie.
Tu capelli d’argento
a me gradito
col tuo intenso sorriso
fai nascere la lietezza
sul mio viso.
E alla fine
della breve giornata
le parole, le gioie
sorgenti dalla saggezza
e dal divertimento
inaugurano
un semplice
stupore e un grande sentimento.
Oh che pensieri
m’ha dato, colla sua poca memoria
l’anziano smemorato!


I pasti al Centro

Il pasto di un anziano chiaccherone
L'anziano
si sedette
a tavola.
Si mise il tovagliolo, prese
le posate.
Senza fretta, con molte parole,
fece i suoi movimenti
spostando la forchetta,
mangiando
la carne.
Volto rugoso, soppraciglia
su due occhi
bonaccioni.
Lento masticava e deglutiva
a mezzogiorno
e dalla sua bocca
le parole uscivano.
La forchetta percorse il piatto,
il cucchiaio
si riempì della minestra,
La verdura ridusse la fame
dell'attempato ciarlone.
E alla fine
del
pranzo
la carne,
la minestra,
mangiate
con la forchetta ed il cucchiaio
del loquace anziano
inaugurarono
la gran felicità
e la sazietà.
Oh che grande svago
mi ha dato col suo parlare
l'anziano chiaccherone.

Dal Corso per la memoria

L'anziana

L'anziana
afferrò la tazza
Prese un biscotto, e lo mangiò
nella bocca tremante.
Senza, parole, e con attenzione
con sforzo ascoltò i suoni
e allegramente
bevve
il tè.
Occhi lucidi, mani
delicate
e sorriso scherzoso.
Con logorio
rideva
e dai suoi occhi
cresceva un pensiero entusiasmante.
Mentre ridevano
gli anziani
semplici
e smemorati,
tremavano.
E alla fine
della giornata
i suoni,
le azioni,
figli
della libertà
e dell'allegria
diedero
il benvenuto
a due ragazze
sensibili.
Oh che garbati
sono questi anziani
con un cuore così
grande.
 

La tombola

Gli anziani saggi

Gli anziani
presero la cartella,
pagarono e poi iniziarono
a giocare.
Senza paura
dicevano: -Quintina!-
Cervello forte
su una testa concentrata.
Veloci bevevano
prima di toppare
una casella.
I giocatori
coprivano
i tavoli, pieni
dei loro pennarelli,
e cartelle.
Alla fine
misero
i tappi
sui pennarelli,
andarono a casa
coi premi.
I premi,
e i portafortuna
e anche il piacere,
diedero vita
alla fortuna
di essere
ancora in gioco.
Oh che lezione
m'hanno dato
gli anziani
saggi.

 

Le carte

Ode ai giocatori

L'anziano pescò
la carta dal mazzo
pensando
- Dai che stavolta vinco! -
Senza precipitazione
fece le sue scelte
posizionando le carte.
E con due dita grandi
ne pescò una:
-Fante di picche!-
Lenta lenta
la vittoria si avvicinava
-Chissà se l'acciufferò -
E alla fine
della partita
afferrò il successo
complimentandosi
coll'avversario
per la bella giocata.
Un'altra giornata
è passata.

 

Ode al vecchio pescatore

Il vecchio pescatore,
il vecchio pensieroso.
Incominciò a borbottare
e il luccio si avvicinava..
E poi il pesce, scappava.
Lentamente andò
a prendere
le altre esche.
E, finalmente!
Il pesce abboccò!
Nell'amo
si incastrò.
Nasce un sorriso
sul suo viso.

Il coro

Gli anziani contenti

Gli anziani
cantano
tutti insieme
indigeni e immigrati
uniscono le loro voci
cantando
con voce vivace
come per lasciare andare
tutti
i loro malinconici pensieri.
Senza fermarsi,
intonati
e seguendo il ritmo,
con la direttrice
che insegnava.
Voci allegre, sopracciglia tranquille,
su due occhi
contenti.
Felici cantavano e ricantavano
nel loro hobby
e dalle loro voci
la melodia nasceva.
La voce coprì il silenzio
un canto levò in alto
la loro voglia
di cantare.
E alla fine
del pomeriggio
le canzoni,
cantate dagli anziani simpatici
inaugurarono la felicità
di stare insieme.

 

Ode alle vocine primaverili

In compagnia cantavano
e non si fermavano.
Cantavano allegri e attenti
facendo movimenti.
Con uno sguardo
stupito
ci sentivano cantare
con loro.
Avevano occhi colorati
orecchie formidabili
una bocca arrossata
e una voce rallegrata.
Oh, che lezione
m'hanno dato
le voci primaverili
di quei gentili anziani.

 

Ode agli anziani che cantano

Gli anziani
cantano
le canzoni
tutti concentrati,
preparano la voce
con il suono.
Senza sbagliare, senza fermarsi
con una voce molto forte,
sono gentili le persone,
stanno pensando
ai movimenti da fare
e ai suoni degli strumenti.
Spalle rotonde, occhi neri
su due mani
che tengono il canzoniere.
Veniva la felicità
e riempiva il loro corpo
Nella loro canzone
belle parole
parlavano
di amicizia,
gentilezza.
Oh che piacere
Ascoltare gli anziani
che cantano.

 

 

Nasüd du 37

Un an poru de pora gent.
Sem nasüd in quel an
che ia tegnava bon tücc.
Ma regordi che a gheum sempre fam
e a gheum büsogn de tütt.
Quanti fadig i nos pori vecc,
ma a nüm fioo ghè mai mancat naott.
Legnat a ca e legnat a scöra,
fin a riüsi a tirasen föra.
Pee piatt, zocuron e zocur.
Fett de pan bagnat cun sü ur zücur.
Püres de gatt
e piöcc de barabitt.
Malgrado tütt a sem cresüd,
chi ca podeva ia stüdiat
e i altri sübit a laura ia cuminciat.
Pö sem nai a militar.
Ho cumpiit i vintann in caserma,
e ra festa di chi pori vintan
a rem faia a quaranta.

Aurelio Delmenico

 
 

Nato nel 37

Un povero anno da poveri.
Nati in quell'anno
che teneva buoni tutti.
Mi ricordo che avevamo sempre fame
e avevamo bisogno di tutto.
Quante fatiche i nostri vecchi,
ma a noi bambini è mai mancato nulla,
Legnate a casa e legnate a scuola,
fin a riuscire a tirarsene fuori.
Piedi nudi, zoccoloni e zoccole..
Pan bagnato con su lo zucchero.
Pulci di gatto
e pidocchi di discoli.

Malgrado tutto siam cresciuti,

chi poteva ha studiato
e gli altri subito a lavorare.
Poi a militare.
Ho fatto i vent'anni in caserma,
e la festa di quei poveri vent'anni
l'abbiamo fatta a quaranta.

 

 
Per  i vent'anni del centro diurno comunale di Caslano
Caslano, 18 MAGGIO 2014

Ormai s’è fatto giorno.
Un brulichio dintorno
Al nostro Centro diurno,
ove stanno il ciarliero e il taciturno,
permette agli avventori lusinghieri
d’empir le tazze, mescer nei bicchieri.
Dietro il bancone stan le volontarie
che servon liete senza darsi arie
e caccian quattro balle con gli astanti
che si fan propri i lazzi un po’ piccanti.
Sempre di corsa e molto indaffarata
compare la gestrice sull’entrata.
Questo è uno dei giorni più comuni:
si leggono i giornali, sempre immuni,
s’aspetta il pranzo con un frizzantino,
o forse no: un caffè, un brodino.
Le ricorrenze, le Pasque, i Natali
son per il Centro dei giorni speciali:
a mo’ d’esempio prendiamo la Festa
ch’ivi si tenne a metà di dicembre:
fur più di cento e ne avanza e ne resta
dei nostri anziani l’impavide gesta.
Quivi si mangia, si canta e si balla
con l’orchestrina che lieta sciorina
i bei motivi, col coro che canta
le melodie degli anni Cinquanta.
I grandi aiuti che il Centro può dare
 a chi abbisogna di farsi curare
 son cosa umile eppur tanto cara.
Un pasto caldo e completo rischiara
 la nostra gioia, il nostro star bene.
Dobbiamo a lui, al capo cucina
 un grande grazie per ciò che propina.
Qui io mi trovo in riconoscenza
per la pressione che basta e ne avanza.
A questa mensa il lunedì siedo
 gustando piatti ghiotti in fratellanza.
Un commosso pensiero a chi è partito,
a chi ha lasciato al desco il posto suo.
Restiamo in amicizia, in concordanza,
per noi sia il Centro luogo di vacanza.

Fernando Maina
 

Ul Centro Diurno

A ié passaa i vint’ann,
dal Centro Diurno da Caslan!
Bravi chi che a gà vüüt l’idea
E pensaa che incöö à la somea mia vera!
Quanta gent che a partecipaa
Tra i volontari e la gent che cüra i malaa!
Quanti bei fescht che a gem pasaa
E quanti bei passegiaat che em partecipaa!
I sa presta in tüt i maneer
Par fach capii a nüm anzian
Che i ma vöran ben!
Mi a voraress faach un cumpliment a tücc.
A chi che a sa presta pal noss ben
E nüm a sa ritrövum bei seren!
Mi al so mia quanta gent che partecipa
E voraress mia un quai d’ün dimenticaa!
Al soo dumà che a l’è tüt ben organizzaa!
A chi che organizzaa scti bei ropp,
 sia tumbula, sia cantaa,
che pussée tardi avari l’occasion da scultàa,
à l’è bel a trovas insema
cantàa qui bei canzon d’una volta,
che quasi più nisün sa regorda.
Anca chi che vegn a mangiaa
Che a chi che a gal portuf a cà.
Tanta gent da par lee tüt cuntent
Da trovass in mezz à la geent!
Parché a mangiaa da par luur
À l’è una gran brüta roba,
Aa va giò ul mangiaa tra ul gipon e la camisa
Che a pensaach sü ben,
ogni tant a ma vegn in ment ù la maestra Barbisa.
A chi che a organizza scti bei ropp
Sia tumbula, sia cantaa insema
Che al sumea un diadema.
Un bel applauso a chi che à lavuraa cumè volontari
e a tücc i partecipant multu necessari.
Grazie a tücc e a sa vedarem
Se Dio a vöö, magari a la cà di anziani,
magari cun un bastonett in più
e forse un po’ pussée göpp,
ma cun la memoria che fa mia i gropp.
 
Maria Pia Aeschbach-Lischetti
 

 

I festeggiamenti continuano...