Alcolemie, Alcoletue...

Il diverso atteggiamento al di qua e al di là del Röstigraben  nei riguardi del consumo di alcolici, fu in fin dei conti la premessa che era alla origine del grande "casino" sulle alcolemie.

Nella cultura latina, un giornaliero buon bicchiere di vino  ai pasti o in buona compagnia era integrato nella tradizione e se ne sapeva fare un uso per lo più "moderato". Gli svizzero-tedeschi lo consideravano più di uso "ludico" (magari con la "ciocca" di fine settimana) e era pertanto connesso con un atavico senso di colpa. La sensibilità alla problematica, anche irrazionalmente,   era pertanto polarizzata.

 

$ Le Nouveliste, 14 mai 1979

 

Unica eccezione il vallese bilingue il cui Automobile Club  venuto a conoscenza di quanto stesse bollendo in pentola, fecero per conto proprio alcuni test preliminari con l'invio ad alcuni laboratori di pochi campioni di sangue con tassi presumibilmente attorno allo 0,8 Permille. Risultati convincenti per loro in quanto dimostravano il mio assunto (valori molto differenti, una vera e propria lotteria): personalmente non ritenevo che potessero essere utilizzati quale prova  in quanto le modalità d'esecuzione non ne garantivano una  inequivocabile interpretazione a prova di bomba. Mi invitarono pertanto alla loro assemblea annuale tenutasi a Sion nel maggio 1979 a tenere una relazione.

... i controlli alcolemici sono tutt'altro che precisi. Se si contesta ad un conducente un tasso alcolemico compreso tra lo 0,8 e l'1 Permille se ne suppone una imprecisione dello 0,05 Permille  decisamente inadeguata ed insufficiente per una deduzione  in dubio pro reo. ... In Germania  per un tasso alcolemico dell'1 Permille si deducono 0,2  Permille di (in)sicurezza... Il dottor Ferrini sostiene che una determinazione perfettamente esatta e sicura al 100% dell'alcolemia  sia impossibile da realizzare. Sarebbero indispensabili 40 determinazioni: in realtà, nel migliore dei casi se ne eseguono quattro.

La $ stampa locale ne ha parlato titolando "Alcoltest (ungenau!) inesatto!" con un sicuro risalto anche se , in parte, con scettico distacco... La miccia era ormai accesa.

I documenti "tecnici" riguardanti le Alcoolemie sono raggruppati in una pagina!  Ulteriori commenti esplicativi/riassuntivi aiutano a capire senza sollecitare troppo le conoscenze specifiche in materia (possibilità di ricerche).

Quello che balza all'occhio del "ben pensante", al di là della contesa su cavilli decisamente pretestuosi, è la disonestà di un paio di corifei che sono riusciti ad abusare della loro posizione a scapito di tutti, o meglio, del capro(ne) espiatorio che rappresento. Teoria del complotto? Vedete voi! Ai posteri l'ardua sentenza? Mah!  

Nell'ambito della tossicologia d'urgenza, le determinazioni del tasso alcolemico assunsero notevole rilevanza per le quali avevo ottenuto il riconoscimento federale del dipartimento di Polizia.

Preceduto da un periodo di suddivisione delle analisi (all'insegna dell'accontentiamoli tutti) tra i due laboratori riconosciuti (Sopra e Sottoceneri), il  Consiglio di Stato Ticinese decise di mettere a concorso quelle in relazione alle leggi sulla circolazione stradale fino  a quel momento eseguite, per diritto acquisito, anche da un altro laboratorio ticinese. A titolo di cronaca, il Ticino era stato un importante cliente dell'Istituto di medicina legale di Zurigo per  questo tipo di prestazione analitica. Vi era stato anche un tentativo di creare un laboratorio cantonale ad hoc a Trevano. L'iniziativa fu fatta fallire per evidenti interessi di parte. Poi sopravvennero gli appetiti locali, giustificati dalla necessità di avere rapidamente i risultati. Per la comunicazione delle risultanze alla polizia dovetti dotarmi di un Telex. Entrerò nella storia delle telecomunicazioni ticinesi come il millesimo Telex (con tanto di fiori e festeggiamenti di propaganda per le PTT). L'esatta data di quell'avvenimento sarebbe un punto fermo nella cronologia delle vicende...(L'introduzione del Telex in Ticino sarebbe avvenuta all'inizio degli anni '80).

Vinsi il concorso cantonale proponendo una soluzione innovativa. Avendo messo a punto una procedura preliminare che mi permetteva, rapidamente e a costi contenuti, di definire i casi di tassi alcolemici irrilevanti ( i casi "negativi" i cui costi non potevano essere addebitati ai sospettati, ma erano assunti dallo Stato con costi non indifferenti essendo ca. un terzo degli accertamenti), ne proposi l'esecuzione gratuita.

Ma si trovò il modo di reintrodurre la vecchia modalità d'esecuzione, adducendo, inutilmente dapprima, grazie ad una decisione del Tribunale Federale su ricorso dell'interessato allo status precedente (diritti acquisiti), l'incompetenza del Consiglio di Stato a decidere in materia del potere giudiziario.

Poi si escogitò con successo il modo di tornare alla vecchia prassi facendo valere che il potere giudiziario (le procure) potevano scegliere in modo indipendente a chi, di loro fiducia, far svolgere quegli accertamenti, visto che erano formalmente le procure a dare l'incarico. 

Giocarono un ruolo determinante a mio sfavore un paio di esecrabili commistioni. Diciamo, tanto per cominciare (i dettagli seguiranno oltre), che vi furono svariate interferenze di personaggi politici sgradevolmente coinvolti, o istituzionalmente o per altri interessi,  dalle mie attività in concorrenza con il laboratorio "storico". Ancor oggi, l'allora procuratore, quando lo incontro, svicola...  

Fu, comunque, uno dei motivi che mi portarono, sin dall'inizio dell'annosa questione, a spostare il baricentro professionale oltre Gottardo.

Lotterò a lungo a livello federale per una prassi analitica ed interpretativa corretta delle alcolemie (nell'ambito di una inaccettabile presunzione di colpevolezza in presenza di alcole, si tolleravano con leggerezza parecchie imprecisioni fondamentali dando per scontata l'affidabilità delle metodiche utilizzate senza peraltro garantirle nella prassi) scontrandomi, anche pubblicamente, con alcuni personaggi che ne fecero una questione d'orgoglio personale o di nomea istituzionale. E da ticinese... Ma i riconoscimenti arrivarono. Ci vollero oltre due lustri nell'indifferenza dei colleghi chimici che, pur convenendo dietro le quinte che avessi pienamente ragione, non osavano contrariare i grandi capi da cui dipendevano. Sono persino stato messo oralmente in guardia da chi era sinceramente preoccupato per le inevitabili conseguenze del mio agire "poco realista". L'istituto di medicina legale bernese (che attuava deduzioni di sicurezza sicuramente "maggiorate" e in contrasto con quanto generalmente si faceva in altri laboratori) mi ha anche fatto avere in forma "vertraulich/confidenziale" una sua presa di posizione "uffîciosa" che confermava il mio punto di vista. $ Il documento a firma di L. Ulrich, purtroppo, non è datato, comunque fu all'inizio della diatriba. Seguì una ulteriore telefonata che mi confermava il disagio di non potermi, quale istituzione, visibilmente sostenere nell'affaire: per lui era già stata una fatica di sisifo il poter introdurre  deduzioni unusuali...

Determinante fu il sostegno dei fisici dell'Ufficio Federale  dei Pesi e delle Misure (Ufficio Federale di Metrologia) che si resero ben presto conto che non esisteva un paragone tra quanto veniva fatto con acribia per garantire l'affidabilità delle misure radar di velocità e  quelle pratiche decisamente  approssimative concernenti l'alcole nel sangue dei conducenti. Causa fondamentale, secondo i fisici,  l'incompetenza scientifica, per lo meno nei metodi della statistica nell'ambito della chimica analitica, dei medici "tutto fare" negli istituti di medicina legale ed una loro, tipica per cultura, tendenza di parte a sostituirsi ai giudici contro i prevenuti rei, comunque, di aver bevuto ( i fisici erano per lo più romandi di cultura latina. Vedi nota introduttiva). Ma, post mortem,  i loro cadaveri non rischiavano la galera... per lo più ci guadagnavano le assicurazioni nella limitazione dei risarcimenti. Se i morti non potevano difendersi, i vivi erano confrontati con la generalizzata presunzione di colpevolezza. In barba a tutti i principi di giustizia.

Una ricca documentazione in ordine cronologico permette di ricostruire la fattispecie.

Il peccato originale fu fatto quando nel fissare il limite giuridico dello "0,8 Permille" (1 decimale, che lascerebbe presumere una tolleranza da arrotondamento tra 0,75 e 0,84. I tribunali lo interpreteranno come un 0,80 con tolleranze 0,7944 e 0,8044  ) si ritenne essere un valore "vero" e non il risultato degli accertamenti analitici sottoposti ad incertezze. Si pensò che  metodiche "wesenverschieden" (fondamentalmente differenti), senza entrare nei dettagli tecnici, ne garantissero l'assoluta certezza. I tedeschi, nel fissare il limite analogo, lo definirono quale risultato numerico medio delle analisi che dovevano soddisfare precisi criteri di metodo indipendente e di controllo di qualità. Se il radar calibrato secondo precise regole, per analogia,  dava quale risultato il valore numerico di una velocità, quel valore aveva carattere giuridico indipendentemente dalle incertezze, per i tedeschi dunque nessuna deduzione. Quando si capì che per garantire, sulla scorta di misure, che un limite legale fosse stato "effettivamente senza ombra di dubbio" superato era necessaria una deduzione di sicurezza dal valore medio delle misure ( come tuttora per i radar elvetici), nacquero gli inghippi: - 0,05 - 0,15  - 0,20 - 0,30 Permille definiti in piena autonomia (spesso sottovalutandoli) dai singoli  laboratori nella presunzione, spesso arbitraria, che tali deduzioni garantissero valori al limite della certezza. Una situazione insostenibile.

Più un laboratorio era cosciente dei propri limiti grazie all'applicazione di serie calibrazioni, ripetizioni veramente indipendenti delle misure,  di stringenti controlli di qualità e maggiori erano le deduzioni seppur in presenza di un maggior numero di misurazioni indipendenti. Chi eseguiva una sola misura per metodo si precludeva la possibilità di rendersi conto, tramite completa ripetizione dell'accertamento, di quanto i risultati potevano variare. La mera ripetizione della misurazione finale non teneva conto delle incertezze inerenti il completo processo (iniziato dalla preparazione del campione) ma semplicemente dava un'indicazione della riproducibilità delle misure.

Quando si parla di numero delle misure (un totale di due o quattro per campione con i due metodi) si dovrebbe intendere, anche ai sensi della statistica, che si tratti di autentiche ripetizioni ex novo e non di semplici ripetizioni delle misurazioni supplementare. Evidentemente, a chi non era addentro nella problematica, queste finezze sfuggivano... 

Nacque una guerra dei limiti di sicurezza che divennero una questione di prestigio: chi deduceva maggiormente era giudicato come meno "preciso" dagli altri laboratori. In realtà era esattamente il contrario... Poi ci fu chi si rese del conto del problema e per salvare le apparenze propose  di usare come valore dal quale dedurre l'insicurezza del 0,05 Promille non la media ma bensì (in dubio pro reo) il valore più basso riscontrato dalle analisi e, de facto, era come si deducesse dalla media un valore ben superiore all'intoccabile - 0,05 Promille (questa deduzione era valida per concentrazioni attorno al limite giuridico dello 0,8 Promille o inferiori. Per valori superiori all' 1 Promille si eseguiva  una deduzione proporzionale del 5%).

Quando si giunse ad imporre un accordo per imporre una deduzione generalizzata al valore più piccolo ovvero lo 0,05 Promille (in onore all'ostentata affidabilità dei risultati), ci si rese conto che esso NON rappresentava la presunta sicurezza al limite della "certezza" (P =<< 0,001): per salvare i limiti minimi in uso e la fiducia nei laboratori, si trovò, anche grazie al Tribunale federale di Losanna, l'espediente-sotterfugio di ritenere ai fini della giustizia come accettabile un valore "scientificamente accertato" corrispondente ad un rischio di non oltre 1 (uno!) caso su 20 (P =< 0,05). In barba al fino allora presunto limite confinante a certezza quasi assoluta!

Poi, con la direzione di Otto Piller,  vennero eseguiti i primi controlli indipendenti da parte dell'Ufficio Federale dei Pesi e delle Misure (UFPM) che confermarono, (malgrado non fossero stati eseguiti su campioni ematici e pertanto eseguiti NON all'insaputa dei laboratori e si tentò di invalidarne da parte loro i risultati con  ingenue manovre di mascheramento) i dubbi che avevo difficoltosamente portato alla luce, accusato di aver indegnamente "sputtanato" i mie colleghi.

Da ricordare che l'Ufficio federale di Polizia si decise di far intervenire l'UFPM sulla scorta di una precisa richiesta del Consiglio di Stato ticinese (sfuggono alla mia memoria i precisi dettagli di come si sia arrivati a questa singolare situazione... ma penso che la querelle tra me ed il GMIZH sia stata determinante). In pratica le modalità di quel primo controllo rappresentarono un  sabotaggio concertato dai laboratori ufficiali per nascondere evidenti pecche nel loro operato. Concretamente, l'unico parametro fino ad un certo punto non influenzabile fu l' (ab)uso in comune de(llo/gli?) standard di riferimento e la "saccente ignoranza" predominante.    Unico alleato nel club dei laboratori ufficialmente riconosciuti , seppur nell'ombra, sarà l'istituto di Berna  rinnovato dall'arrivo di un più giovane responsabile.

Quando i solerti fisici dell'istituto federale  di metrologia (Ufficio pesi e misure) si trovarono a dover affrontare la problematica a loro aliena delle alcolemie, si preoccuparono di documentarsi  dalla letteratura ufficiale sugli "usi e costumi" vigenti in Germania e nella nostra Patria rendendosi presto conto che, in termini strettamente metrologici, la situazione era per lo meno poco trasparente e chiesero lumi agli addetti ai lavori elvetici, trovando perlopiù un clima di netto rifiuto per quella che veniva ritenuta una vera e propria intrusione in un campo (giuridicamente parlando)  non di loro competenza.

Fui ben contento di accogliere al SOS Labor il fisico Virieux con il suo collega Perrochet che introdussi nei misteri dell'analisi chimica e della relativa strumentazione. Se di bilance avevo ben poco da insegnare, si scoprì che la spettrofotometria alla base degli accertamenti enzimatici dell'alcolemia era ben conosciuta dai fisici (e forse meno dai chimici). La metodica enzimatica poteva infatti essere eseguita con due filosofie fondamentalmente diverse: come metodo assoluto basato sul coefficente di estinzione del NADH che presumeva una esatta calibrazione dello spettrofotometro o come metodo di confronto (evitando la questione di una esatta calibrazione) sulla scorta di standard di riferimento o la combinazione dei due approcci ai fini di un più efficente controllo di qualità. Da questo punto di vista, lo spettrofotometro rappresentava uno strumento dalle caratteristiche simili ad una bilancia che poteva essere controllata con adeguati "controlli" che, nel caso delle metodiche enzimatiche per le alcolemie, erano delle soluzioni di controllo di dichiarate concentrazioni (alcoliche) che permettevano di confrontare numericamente la risposta dello spettrofotometro e la sua calibrazione (dettata da precise norme inerenti il lato fisico dello strumento e la conoscenza delle caratteristiche fisiche delle molecole partecipanti alle reazioni) .

Si pose da subito il problema della preparazione di queste soluzioni  di riferimento o controllo ( da notare la sostanziale differenza nell'uso di queste soluzioni di valore dichiarato)  in quanto ci si rese conto che le soluzioni alcoliche presentavano particolari comportamenti nelle caratteristiche del volume (e delle loro concentrazioni espresse in massa / volume) che obbligavano all'espressione in "massa di etanolo" / massa di (soluzione = soluto + solvente).

Il metodo interferometrico (basato sulla misurazione dell'indice di rifrazione) per la determinazione dei tassi alcolici di soluzioni con l'uso di tabelle di conversione riconosciute a livello internazionale era ben conosciuto dai fisici che si resero conto di avere "in casa" una metodica che avrebbe permesso loro di certificare ufficialmente i valori di eventuali standard da usare nelle alcolemie senza dover applicare metodiche chimiche assolute quali l'accertamento "chimico" tramite  titolazione ossimetrica. Ne avevano comunque l'esperienza nel campo di loro competenza giuridica delle dichiarazioni dei tenori alcolici nelle bevande di consumo (vini e spirituosi).

Già il 16  luglio 1982 richiederò all'ufficio federale di Metrologia la certificazione ufficiale di una soluzione di etanolo in acqua ai fini di un uso quale standard di riferimento per le alcolemie ticinesi, tramite la determinazione nei loro laboratori della massa volumica e relativa conversione mediante  tabelle internazionali. Preventivamente richiesi un certificato per l'etanolo che avrei  utilizzato nella preparazione degli standard (risultato 99,97 % massa).

  

Nel rapporto conclusivo dell'UFPM (23.3.1984) si afferma che, effettivamente, si stava sopravvalutando  la reale precisione delle misure e che si potevano/dovevano prendere provvedimenti atti a migliorarla:

Lentamente, con un rinnovo (se non il loro decesso o comunque l'uscita dalla scena) dei personaggi chiave della vicenda (già nel 1979, in una riunione dei laboratori ufficiali voluta "privatamente" dai laboratori di Zurigo e Basilea e che ebbe luogo, ambiguamente per darne un falso  crisma  di "ufficialità, in una locazione dell'Ufficio federale di Polizia di Berna  si tentò inutilmente un compromesso), il problema trovò la soluzione con appropriate direttive a livello federale che dopo il 1985.

Il lungo percorso è documentato dal punto di partenza della pubblicazione  nell'organo ufficiale  della Società svizzera  di chimica analitica ed applicata da parte del gruppo dei tre Istituti di medicina legale di Basilea, Berna e Zurigo dell'articolo "Rundversuche zur forensischen Blutalkoholbestimmung" del 1967 dai toni autocelebrativi "pro domo" all'egida di "Tout va bien, madame la marquise" dove di conclude che non siano indispensabili rigide metodiche standardizzate e che si potessero  senz'altro tollerare variazioni  nella loro esecuzione in quanto la precisione dipendeva essenzialmente non tanto dalla scelta delle metodiche ma dalla loro esatta  modalità di esecuzione. Una giustificazione "luce verde"  di autoassoluzione a fronte di chi, con un intuitivo buon senso, pretendeva una unificazione dei metodi nella legislazione federale. Il messaggio del trust dei tre mugnai che difendevano il prestigio del loro mulino e lo status quo avrà conseguenze di stabilizzazione delle loro (in)discutibili prassi.

Per che lo capisca anche l'ignaro in materia: un test interlaboratorio ha esclusivamente senso se tutti i partecipanti lo eseguono senza sapere di farne parte e garantirne così essere esente da ogni tentazione di "dare il più meglio di sè" (che nella routine non è sicuramente il caso, visto che loro sono il "meglio del meglio" e che qualsiasi sforzo per migliorare le loro prestazioni è vista come fatica sprecata. Nel caso di un test interlaboratorio invece... si danno da fare per umane questioni di prestigio!). 

Zurigo eseguiva a livello nazionale la stragrande maggioranza delle  alcolemie (anche quelle di provenienza dal Cantone Ticino) ed aveva messo a punto due metodiche gascromatografiche (interpretando a loro modo il concetto di metodi fondamentalmente differenti) che permettevano una gestione del congruo numero di analisi con un minimo di lavoro manuale di preparazione dei campioni.

Basilea utilizzava da un lato una metodica enzimatica con un kit della tedesca Böhringer (metodica assoluta basata sul coefficente di estinzione del NADH che presume una calibrazione indipendente dello spettrofotometro e l'uso di un "controllo" presente nel kit come semplice controllo e non, impropriamente, come calibratore)   e dall'altro un metodo gascromatografico.

Berna, avendo un numero contenuto di dosaggi,  usava una  relativamente macchinosa  metodica di distillazione dei campioni con successiva determinazione interferometrica e dall'altro la metodica enzimatica Böhringer.

Due i punti critici delle procedure: la calibrazione e l'assente  ripetizione indipendente delle misure (moltiplicando il lavoro di  laboratorio ed i costi connessi per ogni caso sottoposto a perizia) che avrebbe permesso un seppur primitivo accertamento di qualità, comunque indispensabile,   all'interno del laboratorio.   

La fondamentale problematica dello standard di riferimento fu assolutamente sottovalutata. L'uso semplicistico di un'unica soluzione di calibrazione (per i due metodi gascromatografici, che subiranno in identico modo le inevitabili insicurezze dello standard) e di controllo della Merck (fornita senza garanzie se non fosse usata come set di più valori che ne avrebbero moderato le imprecisioni) o della Böhringer era uno degli a posteriori eclatanti  punti deboli dovuti  ai limitati mezzi di elaborazione dati allora presenti nei laboratori. Sarà messa nel dovuto rilievo che oltre 15 anni più tardi con l'esigenza di standard certificati a livello svizzero.  

 

Le conseguenze pratiche di questa pubblicazione pro domo (1967) saranno, e non esagero, devastanti. Prova ne sono le considerazioni per lo meno assurde del Tribunale Federale dopo quasi 15 anni dalla esternazione originale. (TF (cour de cassation pénale), T. c. Zürich, Ministère public, 24 août 1981; RO 107 IV 144):

En résumé: Les méthodes d'adsorption chromatographique et de chromatographie differenciée sont deux méthodes fondalement différentes d'analyse du sang au sens de l'art. 1412 al. 2 OAC.   

La problematica del numero di reali ripetizioni delle analisi per giungere ad una decisione ponderata in tutte le sue conseguenze sarà il tema che mi accompagnerà in tutta la mia carriera di chimico analista. Mi renderò conto della necessità anche pragmatica di mettere a punto delle strategie di pianificazione che ottimizzassero sia  le esigenze dei laboratori esecutori degli accertamenti che di chi avrebbe fatto uso delle risultanze numeriche per prendere delle decisioni sulla base dei "numeri" forniti.

L'intenso lavoro innovativo basato su quanto avevo appreso negli anni di dottorato troverà la sua conclusione (e riconoscimento) nella pubblicazione nell'organo ufficiale  Mitt. Gebiete Lebens. Hyg. (1984)  $  "Sequenzelle Methoden als Entscheidungshilfe bei der analytischen Prüfung von Grenzwerten". ("Metodiche sequenziali quale supporto alle decisioni  nell'accertamento analitico di valori limite"). Il lavoro era stato presentato e sottoposto alla critica costruttiva dei colleghi alla 163. riunione annuale della Società Svizzera di Chimica Analitica e Applicata che si svolse a Porrentruy nell'ottobre 1983. Accolta con sorprendente benevolenza. Ancor più piacevoli le domande degli interlocutori che non mancarono di stigmatizzare al presenza di conflitti nell'ambito dei colleghi analisti e per lo più considerati quasi fossero un conflitto generazionale.    Il ricordo si sposta indietro di una quindicina d'anni, quando in analogo consesso, presentai una innovativa disanima  sulla ricerca interdisciplinare (sostenevo che l'alto grado di specializzazione non permetteva più una visione d'insieme del proprio campo e nemmeno dei campi adiacenti, cosa invece da presumere nella interdisciplinarietà. Ero giunto a questa conclusione sulla scorta della mentalità allargata del Poly e dall'esperienza avuta quale studente negli Stati Uniti dove mi aveva lasciato parecchio perplesso l'estremo grado di specializzazione dei ricercatori).

Nella introduzione si sottolinea il carattere inusuale  del contenuto della relazione per quel che riguarda l'uso di particolari metodiche statistiche e pertanto solo accennate.

Alcune delle pagine del voluminoso rapporto.

Ai lettori interessati della rivista era comunque disponibile, a richiesta, un trattato completo di formule e grafici  sull'argomento (Ne presento le pagine conclusive in italiano).

La pubblicazione "Metodiche sequenziali..." è  suddivisa nei seguenti capitoli:

Riassumendo: La valutazione di risultati analitici all'intenzione di autorità di controllo esige una sicurezza garantita da chiare specifiche. Per margini di sicurezza predefiniti esiste una relazione diretta tra i tassi di discrimine funzione dell'errore standard delle misure ed il numero dei risultati ottenuti dalle misurazioni. L'uso di metodiche sequenziali  permette di ottimizzare il numero necessario delle misure. Viene presentata una formula per il calcolo del  "valore minimo" del numero delle misure. L'utilizzo di intervalli nei limiti fiduciari è discussa nell'ambito delle metodiche sequenziali.

Nella presentazione di un esempio di applicazione delle regole proposte si fa riferimento, senza peraltro citarlo espressamente, il caso delle alcolemie e si giunge alla conclusione che le deduzioni di sicurezza dipendono dal numero delle misurazioni eseguite (valutate a +/- 0,2  e +/- 0,3 g/kg per 4 e 2 misure rispettivamente per un discrimine legale del 0,05 basato sull'ordinanza). 

Il prof. Brandenberger reagirà con un risentito articolo  nella rivista "Kriminalistik" dal titolo "Die Zürcher Blutalkohol-Analytik" concludendo che "il suo laboratorio è tra i migliori del mondo. Tutte le accuse sarebbero direttamente od indirettamente originate dal Dr. Bruno Ferrini che da anni persegue, senza alcun riguardo alle pericolose conseguenze, sfruttandole commercialmente."

 

Ricevetti parecchie lettere di personale solidarietà, non tanto dalla Svizzera ma dalle Germania dove la prassi zurighese incontrava   incomprensioni essendo in pieno contrasto con quanto veniva preteso in quel Paese.

Visto che fui tirato in ballo con tanto di nome e cognome credetti opportuno di poter rispondere con un intervento nella rivista "Krininalistik" con un articolo dal titolo "Die Zürcher Blutalkohol-Analytik: eine der Weltbesten?"

Dopo una dettagliata disanima ho ripreso in dettaglio i punti delle contestazione:

Com'era prevedibile, l'articolo verrà rifiutato sulla scorta di un preavviso negativo del responsabile della parte redazionale dedicata alla Svizzera (direttore della Polizia scientifica del Canton Zurigo) "vista la discussione pubblica in atto in Svizzera e delle sue conseguenze". Posso dare per certo, che il prof. Brandenberger  ha potuto vedere la mia risposta e si è rifiutato di commentarla...

Devo dire che la posizione predominante dell'istituto di medicina legale di Zurigo nel panorama delle alcolemie stava subendo dei forti contraccolpi dovuti anche ai deteriorati  rapporti personali che il prof. Brandenberger avrà con le autorità della Confederazione, da un lato l'Ufficio federale di Metrologia (allora sotto l'egida del dipartimento federale delle Finanze) ai quali il zurighese contesterà la facoltà di eseguire controlli nell'ambito delle alcolemie e dall'altro l'Ufficio Federale  di Polizia che tali controlli propugnava. Anche l'istituto di medicinale legale di Berna si distanzierà, finalmente in modo esplicito dalle prassi vigenti a Zurigo. Inutile dire che gli stretti rapporti che si instaurarono tra SOS Labor ed i fisici furono visti come l'asso nella manica che spiazzava i laboratori ufficiali nei loro tentativi di occultamento dei problemi sobillati anche dal Ticino (il dott. Vero Castelli del Centro Bioanalitico che non poteva, evidentemente, dimenticare la mia intrusione degli anni '70 nelle sue proficue attività...) e dal suo accolito friburghese (Il laboratorio del suo collega biologo dr. Gamba). Ormai è acqua passata e non è più necessario celare, nel descrivere i peccati, il peccatore...

L'aspetto della modalità e del numero delle misurazioni che implicava approfondite considerazioni statistiche fu affrontato, per incarico dell'Ufficio federale di Polizia, dal prof. Hans Riedwyl dell'Institut für  Mathematische Statistik und Versicherungslehre dell'Università di Berna che, sulla scorta di quanto gli fu messo selettivamente a disposizione,  confermerà le critiche perplessità da me espresse in riguardo alle varie  prassi vigenti. L'esperto per antonomasia, al di là delle  considerazioni teoriche, propone anche alcune concrete soluzioni  per poter garantire l'affidabilità dei risultati delle alcolemie. Nel mio rapporto/commento alle esternazioni del Prof. Riedwyl all'attenzione dell'UF di Giustizia e Polizia e dell'UF di Metrologia, proporrò ulteriori procedure di controllo all'interno dei laboratori sulla scorta della prassi implementata nei laboratori di chimica clinica

Non mancherò di far notare che le alcolemie sono espresse in unità di misura (in Promille = g Etanolo / kg di sangue) "obsolete" in quanto, sulla scorta della legislazione delle unità standard internazionali (SI in vigore in Svizzera dal 1.1.1978, obbligatorie nell'insegnamento scolastico ed applicabili anche nel campo della circolazione, con un periodo di transizione che scadeva il 31.12.1982), dovrebbero essere utilizzate per esprimere la massa di Etanolo la Mole equivalente a 46,07 g di C2H5OH. Nella chimica clinica l'adattamento è avvenuto, dopo l'iniziale sconcerto di molti medici, senza troppe difficoltà con un periodo di transizione dove i risultati furono espressi nelle due unità di misura (eliminando  i riferimenti ai 100 ml in favore al litro). Anche l'ordinanza del DFGP è stata adattata alle nuove norme SI sostituendo adeguatamente l'espressione desueta dei CV (cavalli vapore) per la potenza dei veicoli con quella SI di "watt". Da questo punto di vista l'ordinanza è pertanto ibrida.

 

Un articolo su Tell scatenerà la tempesta sui media che troverà riscontro anche in Ticino dove si affermerà che il mio insistere sulla faccenda ed attaccare prevalentemente l'istituto di medicina legale di Zurigo fosse dovuto ad una mia ricerca di pubblicità per ottenere lavoro peritale oltre Gottardo.  Verrò a mia volta incolpato di comunque anch'io fare errori... Verrà chiesto a che il consiglio di Stato ticinese prenda posizione nei miei confronti. Quello che era sfuggito ai più era che da  tempo non eseguivo più alcuna alcolemia per il Cantone Ticino dopo che la procura pubblica ticinese avocò a sè il diritto di decidere  il laboratorio di sua fiducia, annullando i risultati del concorso pubblico. Ciò non di meno, il riconoscimento da parte del Dipartimento Federale di Giustizia e  Polizia del laboratorio "messo al bando" in Ticino continuava ad essere presente. Ricordo che il riconoscimento federale  è stato precedente e premessa all'inizio dell'attività nel Cantone. La strategia di estromettermi, da parte del club dei laboratori ufficiali, dai loro test interlaboratori non ha potuto essere realizzata dal momento che questi test interlaboratorio erano attuati dall'Ufficio federale di Metrologia ed erano diretti, senza ostracismi, a tutti i laboratori riconosciuti. Quando rinunciai a continuare le mie attività di laboratorio (di Massagno e Zurigo) decadde anche il riconoscimento e la mia partecipazione a test interlaboratorio federali. Ciò non di meno continuai ad eseguire perizie sulla scorta dell'esperienza e delle conoscenze acquisite nel campo minato dell'analitica delle alcolemie.

Intanto, sui giornali ticinesi ($ Maggio - Settembre 1983) scoppiano le polemiche... probabilmente sobillate dal mio concorrente riducendo il tutto ad una querelle tra me e il GMI zurighese. Non si raccontano, evidentemente, le  molte cose che sono successe dietro le quinte ed in particolare il ruolo che ha avuto la procura pubblica ticinese, coperte da segreto istruttorio nel 1983 (?).

A trent'anni di distanza, credo sia possibile, sulla scorta di fatti oggettivi, raccontare  nei dettagli la fattispecie che aveva coinvolto direttamente un importante avvocato PPD della Leventina, il faidese Alberto Stefani allora Consigliere agli Stati.

Il cognato di quest'ultimo, un insegnante, venne coinvolto mortalmente in un incidente della circolazione avvenuto ad Airolo. Un prelievo di muscolo eseguito all'ospedale di Faido permise di accertare nel mio laboratorio di Massagno un tasso elevatissimo di alcole che avrebbe avuto devastanti conseguenze nell'ambito assicurativo per la vedova figlia dell'avvocato. Si addusse la spiegazione (di comodo, in quanto altamente improbabile nelle sue conseguenze di alterare le risultanze  analitiche) di un inquinamento del campione dovuto all'uso di strumenti disinfettati con alcole. Venne pertanto ordinato (dalla procura) all'istituto  di patologia di Locarno un secondo prelievo di muscolo dalla salma che risultò negativo. Stranamente, nel rapporto dell'istituto locarnese che accompagnava il reperto per l'analisi, non risultava la presenza di tracce del primo prelievo (centinaia di grammi, dalla coscia), per cui vi erano motivi per mettere in dubbio  (a mia richiesta confermato dal perito locarnese dott. Pedrini) l'identità del cadavere da cui venne prelevato il campione per la conferma. Si decise pertanto da parte delle autorità inquirenti, di far eseguire all'Istituto di medico legale di Berna un confronto sull'identità dei due campioni che avevo analizzato. Un "casuale" scambio di cadaveri rientrava, sulla scorta di mie esperienze passate, anche possibile. La fattispecie si complicò notevolmente allorquando, per dare seguito agli accertamenti dell'identità dei due campioni, NON si seguì la prassi di richiedere al mio laboratorio di semplicemente trasferire una parte dei campioni al laboratorio bernese: con un "blitz" della polizia cantonale di stanza a Lugano si trovò il modo  di confiscarmi la totalità dei reperti. Venni infatti, con un pretesto allontanato dal laboratorio convocandomi urgentemente nei loro uffici,  ed in mia assenza richiesto al  personale di consegnare i due campioni senza che mi fosse stato possibile riservarmene un'aliquota a futura memoria. Ricordo esattamente: era un tardo pomeriggio di venerdì. Mi preoccupai di avvisare gli agenti, facendo notare l'anomalia della procedura, e che era estremamente importante garantire un'adeguata conservazione dei campioni congelati fino alla loro spedizione a Berna. Venni poi a sapere dal collega bernese che i campioni erano stati fatti proseguire che all'inizio della settimana successiva ed vi arrivarono in uno stato di tale  putrefazione da precludere un qualsiasi controllo dell'identità tramite le metodiche allora disponibili (accertamento del gruppo sanguineo, allora il DNA era ancora a venire). A questo punto, i dubbi su possibili intrallazzi atti a "neutralizzare" lo scomodo accertamento divennero concreti. Ne feci parte al procuratore Dick Marti con una telefonata: per tutta risposta, la comunicazione venne interrotta! Ulteriori tentativi di comunicazione con il procuratore mi vennero negati. Dopo di ché, guarda caso, la procura ticinese contestò al Consiglio di Stato la mia nomina tramite concorso di perito ufficiale ticinese adducendo la separazione dei poteri e la competenza della procura di scegliersi autonomamente il perito di loro fiducia (ovvero il dott. Vero Castelli, loro vecchia conoscenza al quale, platealmente confermavano, oltre il diritto acquisito di quest'ultimo, il loro gradimento).

 

Diplomaticamente, o sottilmente, l'Ufficio federale di polizia sarà costretto in un comunicato stampa del 28 luglio 1983 ad ammettere ma anche  minimizzare i problemi che stavano affiorando nel campo minato delle alcolemie, oltre tutto  cavalcati da politici a livello federale.

Se la caverà affermando che non fosse vero quanto asserito dalla stampa che i laboratori si fossero rifiutati di sottostare a dei controlli da parte del loro ufficio: in realtà non è che si rifiutassero i controlli di per sè (i laboratori non ne avrebbero avuto la possibilità, sottostando alle autorità federali) ma contestavano l'intervento dell'Ufficio federale di metrologia del quale non si parla.

Si aveva, dietro le quinte, anche contestato la competenza dei giuristi del dipartimento nell'affrontare questioni scientifiche pretendendo ed asserendo che nei laboratori ufficiali fossero attivi unicamente responsabili con specifiche ed adeguate formazioni scientifiche.   

Per quanto riguarda l'innegabile situazione  dell'uso di diverse deduzioni di sicurezza nei vari laboratori ufficiali se ne spiega nel comunicato stampa la prassi come  dovuta al fatto che alcuni laboratori eseguano la campionatura  per pesata (gravimetria) ed altri per volumetria. Quest'ultima affermazione è assolutamente erronea: le differenze nelle deduzioni di sicurezza non hanno nulla o pochissimo a che fare con la metodica di campionatura. Avessero addotto la differenza come dovuta al numero di misurazioni, sarebbe stato un primo passo verso la scomoda verità.   In realtà le diverse deduzioni di sicurezza innegabilmente presenti sono l'espressione della differenziata consapevolezza dei propri limiti da parte degli analisti, con paradossali  situazioni da ossimoro: più diligentemente vengono eseguite le analisi e più aumentano le deduzioni di sicurezza...

Anche molti chimici cantonali, interpellati dal sottoscritto nell'autunno 1983 (dopo che c'erano state le polemiche dell'estate: motivo dunque, da parte loro, di esprimersi con un massimo di prudenza), dichiareranno la loro perplessità sulla prassi di Zurigo. BE, BL, BS, GE, LU, TI, SH, SG, SO, TG, VS saranno concordi nel considerare la metodica enzimatica come irrinunciabile, tenuto conto della possibilità di sfruttare il  suo ineguagliabile carattere assoluto.  Unicamente i cantoni Primitivi, FR, ZG e ZH hanno rifiutato, con varie motivazioni, una presa di posizione in merito (probabilmente a seguito delle polemiche estive. Lungi da mé il pensiero che FR e/o ZH si siano consultati con i loro colleghi attivi nelle alcolemie a livello cantonale... ) . Sulla questione dell'utilizzo contemporaneo di due metodiche gascromatografiche a scapito della metodica enzimatica il responso è stato chiaro e netto nel generale  diniego di tali prassi indipendentemente dal fatto che  sia imposta legalmente o meno.  Ma, evidentemente la loro opinione era irrilevante in quanto la medicina legale esulava dai loro compiti istituzionali... L'11 ottobre1983,  darò comunicazione alla direzione dell'Ufficio federale  di Metrologia dei rusultati della mia inchiesta presso i chimici cantonali e  corredata da un istoriato della problematica svizzera messa a confronto con le disposizioni vigenti nella BRD.  

Pure la Merck, fornitrice degli standard di riferimento ne dichiarerà l'uso come  non conforme qualora fossero usati come a Zurigo. Ne avevo avuto conferma già in una loro comunicazione del 7 aprile 1981. La presa di posizione della Merck, destinata a "tagliare la testa al toro" fu comunque ritenuta di importanza fondamentale: fu uno dei documenti che convinse l'Ufficio federale di polizia ad intervenire e prendermi sul serio.

Un'altra serie di articoli apparirà nei giornali ticinesi ($ Gennaio - Aprile 1985) quale conseguenza della mia denuncia penale per calunnia al prof. Brandenberger.

Vi fu inoltre un caso giudiziario che coinvolse l'istituto di medicina legale di Losanna che mi permise di fare parecchie precisazioni in un momento abbastanza complicato  vertente un caso in cui un'assicurazione sosteneva di poter limitare le proprie prestazioni in quanto vi era stato accertato un superamento del valore limite del 2.00 Promille. Una causa civile che non sarà inficiata dai giudizi espressi dalle corti penali.   Se non altro l'istituto di medicina legale di Losanna che eseguiva essenzialmente che alcolemie post mortem (le altre erano suddivise tra due laboratori privati vodesi) si dimostrò cooperativo ed onestamente ammise alcune irregolarità procedurali. Tra altro si venne a sapere che, analogamente a Zurigo usavano per lo più le due metodiche gascromatografiche e che la metodica enzimatica era relegata a metodo di riserva qualora ci fossero state disfunzioni tecniche ad uno dei gascromatografi. Quale motivazione se ne dava il costo dei reagenti... Sul numero delle determinazioni eseguite effettivamente e sulle deduzioni di sicurezza e le modalità di presentazione dei loro risultati  si convenne che la situazione meritasse un approfondimento: si aspettavano chiarificatrici disposizioni da parte delle autorità federali. Contraccambiai la cortesia con la massima discrezione...

Il processo si svolgerà, con la mia testimonianza, nel febbraio1988 presso la corte civile a Losanna  mettendo in luce le sostanziali differenze tra gli approcci delle corti civili e quelle penali. Sarà anche la mia definitiva uscita di scena da questo  triste teatro...

A monte della questione riguardante l'accertamento del tasso alcolemico c'era oltre tutto anche la problematica della stabilità di questi tassi. Se si fanno contemporaneamente due prelievi venosi dalle due braccia di un soggetto si possono riscontrare significative differenze nei risultati dell'ordine di anche  lo +/- 0,05 Promille. Esistono variazioni fisiologiche a corto termine che influiscono sull'andamento dell'abbattimento alcolemico (importanti per il calcolo retroattivo) che sono anche sottoposte a effetti circadiani.  Le direttive della BRD, contrariamente a quelle svizzere, ne tengono in dovuto conto. Evidentemente, gli istituti di medicina legale con la loro prevalente pratica in casi ""post mortem", erano/sono alieni a questa fenomenologia dal "vivo" quando vien loro richiesto di prendere posizione peritale sull'entità di valori alcolemici precedenti il momento del prelievo o sulla verosimiglianza delle affermazioni testimoniali sui consumi alcolici. Questioni non di poco conto nel caso ci fossero dubbi sulla presenza di grossolani errori dovuti, tanto per fare un esempio, ad uno scambio di campioni ( non da escludere a priori se non se ne  garantisce una "perfetta" identificazione sia al momento del prelievo che in laboratorio;  che il problema esista, è provato dalle esperienze in questo campo della chimica clinica negli ospedali e dalle susseguenti misure prese per limitarne la potenziale presenza). Nelle direttive per una buona prassi di laboratorio la "chain of custody" è assurta a primaria importanza.  Per garantire un'efficace controllo di qualità dei risultati è indispensabile l'affluenza di un adeguato numero di campioni che dev'essere gestita con provvedimenti atti a garantirne l'identificazione. La corretta randomizzazione dei campioni nelle serie di determinazioni può essere la risposta all'interno del laboratorio ma presuppone, e non  è sempre così, che l'identità dei campioni sia garantita dal momento del prelievo alla ricezione per l'analisi.

I formulari da compilare al momento del prelievo ematico da parte del personale sanitario comprendono anche informazioni sul consumo di alcolici ( prima e dopo il fatto e la presa di sangue) Che queste informazioni espresse dal prevenuto siano senz'altro veritiere e  forse deformate da un atteggiamento difensivo del probando è tutto da verificare (a volte possono essere controproducenti). Ma se sono in netto contrasto con le risultanze analitiche, devono comunque dar luogo ad espliciti accertamenti e considerazioni sulla loro oggettiva plausibilità da parte di esperti.  Tale plausibilità non può essere lasciata esclusivamente al libero apprezzamento del giudice che, potenzialmente, potrebbe anche deliberare indipendentemente da ogni evidenza "scientifica" dando un propria (ingenua) interpretazione semantica alle prove e considerazioni degli esperti o atti consultati. 

La questione della plausibilità viene affrontata in alcuni laboratori confrontando i valori ottenuti in laboratorio con quelli ottenuti sul campo dagli agenti mediante l'etilometro. Di regola passa un tempo, esattamente riscontrabile dai protocolli, tra il momento della misura con l'etilometro ed il prelievo ematico.  Se le differenze sono negative (diminuzione di ca. 0,1 - 0,15 Promille /ora) si può ragionevolmente supporre che il probando fosse in fase di eliminazione, cosa che dovrebbe essere confermata dalle dichiarazioni dell'interessato. In tal caso i valori al momento del fatto potrebbero, a certe condizioni , subire un ricalcolo retroattivo a scapito dell'accusato. Nel caso opposto, sempre supponendo che le misure all'etilometro siano "esatte" (non per difetto), un aumento dei valori potrebbe essere messo in relazione con una postresorpzione di alcolici ingeriti tempo prima l'accertamento (o del fatto) con l'etilometro e portare alla conclusione che al momento critico il valore fosse (a vantaggio dell'accusato) inferiore a quello riscontrato (con una deduzione valutabile con la formula di Widmark o nelle sue susseguenti varianti utilizzando le caratteristiche somatiche dell'accusato ed il presunto consumo alcolico). Questa prassi verrà comunque "demolita" da una modifica legislativa ( sulla scia di quanto venne deciso nella BRD, senza comunque dar seguito a tutto il "contorno" concernente gli accertamenti) della definizione di "ebrietà" che esclude calcoli di postresorpzione.

Ai fini del controllo della plausibilità una discrepanza,  tenuto conto del tempo intercorso tra etilometro e prelievo, potrebbe essere un indizio di anomalia  che merita di essere approfondito di conseguenza sulla scorta delle risultanze del protocollo del prelievo ematico, non escludendo che l'etilometro fornisca dati poco affidabili. Vi sarebbe inoltre la possibilità di usare statisticamente il confronto oltre il singolo caso per tirare conclusioni più generali.   

La TSI darà incarico ad un suo giornalista di preparare una trasmissione-inchiesta sull'argomento. L'occasione fu un intervento in materia dell'on. Piller  al Parlamento Federale. Interviste in tutta la Svizzera, oltre un mese di preparazione e trasferte non troveranno il gradimento dei responsabili per la trasmissione. Pressioni locali?

Oggi, la metodica dell'accertamento  sequenziale è diventata uno standard irrinunciabile alla base delle tabelle di accettazione per innumerevoli classi di prodotti industriali ; anche nell'accertamento con l'alcotest (etilometro) è stato messo a punto un protocollo sequenziale di misurazione che tiene conto di un risultato o dei precedenti per decidere cosa fare successivamente, fissandone le regole. (cfr. prassi a partire dal 2005

Anche la problematica dell'utilizzo di due principi di misurazione indipendenti (Infrarosso ed elettrochimico) nell'esame dell'alito tiene adeguatamente conto dei principi espressi in passato.

Unica osservazione: il passaggio a nuove unità di misura dai tradizionli Promille ai mg/l di aria espirata avrebbe potuto essere l'occasione di introdurre l'unità di misura scientificamente più appropriata (e legale) del grammo massa, ovvero la Mole di etanolo (corrispondente ad una massa molecolare (molare) di  46,07  u (unità di massa atomica).

Ma nel nostro paese si continua a voler essere diversi dai nostri vicini. L'ordinanza entrata in vigore nell'ottobre 2016 definisce le concentrazioni limite di alcol nel sangue in permille (ovvero g Etanolo / 1000 g di sangue, alle volte abbreviato con "%o"), contrariamente agli "europei" g/L! Sul fatto che si fissi, arbitrariamente ma correttamente un limite per la concentrazione dell'alcol nell'alito espresso in "mg per litro di aria espirata" nulla da ridire su tale scelta che riflette l'uso degli etilometri e la prassi generalizzata. La questione, caso mai tocca l'argomento a sapere quanto il limite nell'alito rifletta quello presente nel sangue. La conversione delle misure avviene usando le unità  espresse in L (di alito o sangue) sulla scorta del principio che il rapporto din etanolemia e aria alveolare  è relativamente costante: stando alla letteratura, 80 mg di etanolo per 100 mL di sangue producono 35 microgrammi /100 mL di etanolo nell'aria espirata (Rapporto sangue:alito di 2,29:1). I limiti della nostra ordinanza di 0,25 e 0,4  mg/L alito corrispondono a tassi nel sangue di 0,57 e 0,91 g/L rispettivamente. L'ordinanza lascierebbe presupporre la regola 0,5 nel sangue corrispondono a 0,25 nell'alito e 0,8 nel sangue a 0,4 nell'alito (rapporto di sangue:alito di 2:1, semplificazione dovuta agli arrotondamenti... ). Precedendo le considerazioni al prossimo paragrafo, esprimendo i valori nelle unità di misura "Permille" i tassi corrispondenti diventano 0,54 e 0,87 Permille. Ma la questione è puramente a titolo di confronto in quanto è la definizione legale del limite quello che conta (esame aria espirata, poco importa a quanto corrispondi effettivamente al livello sanguigno). In pratica la nuova ordinanza abbassa di oltre 0,12 Permille la precedente  soglia dell'1 Permille  per esami dell'aria espirata (etilometro)! La Svizzera applica pertanto,  a parità di cifre, norme più severe che si riflettono in sanzioni più gravi. Una eventuale conferma negativa di aver superato il limite  nel sangue non inficia minimamente il superamento del limite dell'alito (semprecché non si possa mettere in dubbio l'esame dell'alito).

Ci sarebbe da ridire, entrando nel merito del fatto che il sangue ha una "massa volumica media di 1055 grammi / Litro" (la così detta "densità" termine obsoleto),   che se un limite legale è stato definito in g / 1000 g di sangue  (i Promille o Permille un rapporto massa di etanolo [in grammi] / massa [di 1000 g] di sangue) e non in g / 1000 mL (g / L) equivalenti a g / 1055 g di sangue il limite di 0,5 g / 1000 g corrisponderebbe a 0,5 g / 947 mL ovvero a 0, 53 g/ 1000 mL  e non a 0, 5 g / 1000 mL. Si è subdolamente diminuito il limite dagli originali 0,5 Permille ai nuovi  0,47 g/L Pseudo-Permille equivalenti  (Tasso critico di 1 permille ai nuovi 0,95 Pseudo-Permille).  in pratica si è sistematicamente fatto sparire la deduzione di sicurezza del 0,05! Saranno quisquiglie, ma questa è semplice aritmetica! Salvo che ne abbiamo tenuto conto nella calibrazione degli apparecchi: non lo penso, visto che i risultati vengono espressi in g/L... Sarò il solito pignolo... L'etilometro ("esatto" e senza ulteriori deduzioni di sicurezza) dovrebbe segnare almeno 0,53 g/L di sangue (0,23 mg/L alito) per riflettere un tasso limite dello 0,5 Permille (massa/massa). Prendo atto che l'ordinanza concede all'etilometro una imprecisione dello 0,02 mg/L per raggiungere il tasso critico dello 0,25 mg/L misurato nell'alito.

L'uso di unità di misura "obsolete",  "fuori legge" ma tollerate, probabilmente riflette una situazione analoga all'uso degli obsoleti mmHg nella misura  della pressione sanguigna. Per saper valutare le conseguenze del consumo di una definita quantità di alcole o di bevanda alcolica sulla scorta delle caratteristiche del consumatore (importante per la prevenzione) si devono comunque avere delle conoscenze tali che non dovrebbero essere messe in forse dal cambio di unità di misura. Ma tant'è...

Una volta ottenuto il riconoscimento, da parte mia la faccenda passò decisamente nel dimenticatoio.

Walliser Bote, 4. März 1984 (recensione)

Nel 1983 il prof. dr. Heinrich Utiger (giurista) ha pubblicato con la mia collaborazione quale coautore, un volume di 800 pagine che riassume bene la scena svizzera delle alcolemie sulla scorta dei molti casi che  furono elaborati insieme.  Poche le reazioni... ($ Im Dunkeln pfeifen, Fischiettare nel buio, ottimo sistema per non aver paura...). Il recensore paragona la problematica delle alcolemie alla caccia ai capri espiatori dell'antica Atene, alla caccia alle streghe che ebbe bisogno, dopo molto tempo, di un coraggioso padre Spee per essere smascherata quale insensato sadismo. Tanto tempo, prima che un volume facesse uscire dall'ombra la *Blutalkoholszene Schweiz" come una commistione da interpretare con gli schemi e le figure della psicanalisi o del Manzoni con la figura dell'untore quale risposta di  una società confrontata con situazioni "difficili" da gestire.

 

Dai miei archivi, dopo il 1985, rari i miei interventi se non nell'ambito di qualche rara perizia giudiziaria. A partire del 1987, il rientro in Ticino sarà ulteriore motivo di metterci una pietra sopra!

A trent'anni di distanza, fu unicamente grazie alla riscoperta di voluminosi dossier che potei catalizzare i ricordi e mi chiedo, "Chi me l'ha fatto fare? " . Se non altro posso ben capire lo stato d'animo di Galileo Galilei (1564-1642) (padre del metodo scientifico) quando da "eretico"  all'uscita dal tribunale d'inquisizione al termine della sua abiura dell'eliocentrismo disse la famosa frase "E pur si muove"! Per lui ci vollero 359 anni prima che si riconoscessero, da parte della chiesa cattolica, gli errori commessi. Anche se, nel suo genio e follia, Paracelso (1493-1541), intuitivamente, mi è più simpatico...

Del prof. Brandenberger non avrò più notizie... Riapparirà casualmente quale ospite della TCLab in quanto, da pensionato, era interessato a conoscere un'apparecchiatura che stava per essere installata in quel di Porza. Vi fu una specie di rappacificazione nel senso che mostrò, secondo la testimonianza dei proprietari del laboratorio,  di apprezzarmi ma,  nel ruolo che aveva avuto in passato,  i fatti e le contingenze lo obbligarono a rudi prese di posizione nel suo ruolo di istituzione che spesso erano in contrasto con il suo personale modo di pensare. Meglio così!

$ La querelle sui giornali ticinesi

Mi scuso di essermi dilungato, ma fu "une tranche de ma vie" decisamente importante!! 

$ Lo scienziato e il potere

Sono stato troppo un "intellettuale" che si è posto onestamente troppe domande, cercato troppe risposte? Un'avanguardia in contrasto con la retroguardia in un'aspra, seppur naturale, dialettica? Malgrado tutto, non me la sento di giudicare: dovrei ammettere che esista un giudizio universale!

La Regione 15-12-2016

Novembre 2016: il TCS torna a parlare di alcolemie. Benché si parli di $ etilometri per l'utente, vecchi nodi  tornano al pettine... e si sorvola! Molti i puntini sulle "i" che si è evitato di evidenziare.