A.T.P.A. Una sfida

dalle Acque dei nostri laghi all'Ambiente.

Nel filo dei ricordi, ogni tanto e ne chiedo venia, andrò per rane... (mi ritroverò anche qualche rospo!)

Arrivato inizio 1970 (?) a Lugano con l'intenzione di prendermi un po' di vacanza in attesa di un nuovo lavoro probabilmente a Ginevra, mi sono trovato, non so come, a partecipare all'assemblea annuale  dell'Associazione Ticinese Protezione Acque (ATPA più tardi allargherà il campo all'Ambiente). Ho passato in rassegna la stampa del gennaio 1970 e non ho potuto rilevare nessuna notizia concernente l'evento. I giornali dei vari partiti coinvolti dai personaggi del comitato ATPA tacquero.  Evidentemente nessuno ritenne opportuno il caso di riferirne, contrariamente alle notiziole per  altre piccole associazioni locali. Pressioni politiche?

Tra le poche notizie di rilievo in questa ispezione informatica di quel mese (servizio bibliotecario ticinese) la decisione del comune di Lugano di creare una zona pedonale, il comune di Massagno che riteneva prematura un'annessione alla  vicina città (sic.!) e la decisione del $ Comune di Bissone di costruire un complesso dotato di piscina ai bordi del lago assolutamente ignari della situazione igienica delle acque delle loro rive. Notizia interessante, l'articolo (Gdp 12.01.1970) che riferisce la preoccupazione della Camera di commercio riunita in assemblea a Lugano e conclude  il problema della protezione delle acque  prima di essere un problema giuridico sia una questione di coscienza e di civiltà. C'è inoltre un articolo che riferisce ($ Gdp 12.01.1970) delle preoccupazioni dei Pescatori del Mendrisiotto stanchi di tanta acquiescenza e di troppe remore del Cantone nella lotta contro l'inquinamento.

 

La memoria, tornando a quegli anni, non è sempre molto affidabile! Ulteriori ricerche nei media mi hanno permesso di ricordare, limitandoci al Giornale del Popolo, che vi furono tutta una serie di interventi sulla problematica dell'inquinamento dal mese di Febbraio al Giugno 1969 che ben illustrano, in un crescendo Rossiniano, la situazione di allora:

 

Devo pertanto retrodatare di un annetto alcuni ricordi! Effettivamente, lasciai Ginevra alla fine del 1968.

Ma riprendiamo la cronaca, così come la posso raccontare dopo quasi 50 anni! 

Degli interventi a quella assemblea dell'A.T.P.A. (inizio 1969, in data non ricostruibile da riscontri sui media,  nella sala del Consiglio Comunale di Lugano) ricordo i disperati ed accorati interventi del comitato e di altri partecipanti. Agli eventuali mi sono fatto coraggio ed intervenni (con toni miei propri, i presenti capirono immediatamente con chi, seppur sconosciuto, avevano a che fare...).

Feci precedere alcune considerazioni storiche per dare un tocco anche "culturale" al mio argomentare che si avesse perso parecchio tempo nel considerare l'igiene quale tema non esclusivamente personale.

Ho fatto notare che non vedendo diminuire la frequenza dei  preservativi galleggianti lungo la passeggiata del quai (da studente, il loro computo era oggetto di scommesse  per pagare l'aperitivo agli amici) ero anch'io convinto della situazione ma che senza seri accertamenti scientifici che misurassero l'entità del problema sarebbe stato difficile rendere convincenti le preoccupazioni espresse a chi non poteva o non voleva vedere. Ho pure espresso l'opinione che soluzioni d'urgenza si sarebbero automaticamente imposte qualora ci si rendesse conto delle conseguenze, ma sempre sulla scorta di misure analitiche che non erano disponibili, non perché fossero difficili o complicate da realizzare da parte del Cantone, ma semplicemente scomode perché dimostrerebbero che si era dormito e si dormiva  in modo criminale. Da osservatore esterno, non conoscendo i meccanismi nelle istituzioni Ticinesi, non potevo esimermi di avere che delle perplessità sulle fattispecie denunciate durante l'assemblea.   Spontaneamente, la patente d'asino non se la sarebbe presa nessuno...

Nei giorni successivi fui avvicinato dal comitato con la richiesta se fossi disposto a far qualche cosa di concreto. Non esisteva in Ticino, secondo loro,  nessun laboratorio disposto alla bisogna. Il laboratorio Cantonale d'Igiene si preoccupava efficacemente degli alimenti  ma poco faceva, come istituzione senza precise disposizioni legislative in materia, per garantire la balneabilità.   

Spiegai la mia situazione lavorativa. Ad onor del vero, venni anche "avvisato" che si sarebbe fatto di tutto per mettere in dubbio qualsiasi evidenza. La sfida, visto il mio carattere battagliero, incominciava ad interessarmi. In fin dei conti si trattava di dimostrare, papale papale, che chi ci faceva il bagno, lo faceva nelle fogne. L'argomento, vista la vigente cultura "igienista", avrebbe avuto più impatto che tante elucubrazioni sull'eutrofizzazione del Ceresio che di azzurro non aveva ormai che il nome riferito alla sua naturale e compromessa oligotrofia.  D'estate, arrivando in treno a Lugano, l'odore "lacustre" delle alghe, seppur visibili ad occhio nudo dalla loro colorazione decisamente verdognola,  dava il benvenuto agli ospiti ignari. L'avevo notato io non particolarmente informato di quanto stesse succedendo, ma era necessaria una consapevolezza generalizzata.  

Il comitato, decidendo di indagare con analisi ad hoc sullo stato di salute del lago di Lugano mi ha  convinto, spinto da irrazionali sentimenti ed intuizioni, a rinunciare alle opportunità ginevrine, affidandomi le indispensabili misurazioni ambientali. Avrei avuto bisogno di un po' di tempo per trovare una adeguata sistemazione logistica del laboratorio. Il caso volle che da poco la suocera aveva traslocato lasciando disponibile l'abitazione in via San Gottardo. Comunque non c'era fretta: visto che ci eravamo decisi a prendere di mira i bagnanti come nervo scoperto del turismo estivo, si pensava di eseguire i prelievi nel momento di massima frequenza. I sub, probabilmente gli unici a rendersi perfettamente conto dello stato del lago, furono subito disposti a collaborare con un natante. 

La reciproca conoscenza con Paolo Poma, l'avv. Pier Felice Barchi ed altre personalità politiche è stata fortuita, tenuto conto che, da fondamentalmente anarchico, di politica non mi ero mai interessato. Contrariamente a miei colleghi e compagni di studio, non ne avevo avuto il bisogno per prepararmi una carriera in loco, visto che il mio futuro era predestinato in direzione di Basilea, capitale della chimica, lontano dal Ticino. Sapevo del collega e compagno di studi l'ing. chimico Marco de Carli di fresca nomina direttore delle aziende municipalizzate a Locarno.   Comunque, collaborazione simpatica, empatica, entusiasmante (anche con il trio delle tre mitiche signore Alma Bacciarini (1921-2007) Tina Rusca-Masina e Alice, senza l'inseparabile Nini, Moretti)

Nell'immaginario collettivo, vi erano due preconcetti che saranno duri a morire: da un lato l'idea che i fumi delle ciminiere industriali fossero sinonimo di benessere tout court (ne parlava già Charles Dickens)  e dall'altro che l'inquinamento fosse esclusivamente da associare ad incidenti di percorso in cui, per una disgraziata concatenazione di eventi imprevedibili, si provocavano danni (ovviamente rimediabili con i progressi della medicina) più che altro a persone. La natura, secondo gli schemi tradizionali, era associata al demonio e pertanto da dominare nell'ambito di una umanità padrona del Creato al motto delle industrie chimiche "Cose migliori, per un mondo migliore". Da ricordare in questo ambito uno dei primi $ processi per inquinamento che si svolsero in Ticino a Locarno nel 1968: se ne parlò più per la $ tragica dipartita nel mezzo dell'arringa difensiva  dell'avvocato sindaco di Lugano, che per il fatto, relegato in secondo piano, che ne aveva originato l'intervento delle autorità giudiziarie....

 

La cartina con la disastrata situazione del Ceresio (1970)


 Situato accanto alla Farmacia Alberti su Via San Gottardo, in una proprietà dei suoceri Lepori, storica sede di un commercio di caffé.

Ho avviato quindi il mio Laboratorio Analisi Strumentali a Massagno.

Vi fu, quale preludio, una breve attività presso il centro di quello che diventerà il mio agguerrito (?) concorrente. Sapevo dal comitato dell'A.T.P.A. del deciso rifiuto del Centro Bioanalitico a collaborare in quanto molto sensibile ad evitare situazioni imbarazzanti. Pensavo che forse, onestamente, si rendesse conto dei suoi limiti di biologo. L'unico biologo che conoscevo bene era stato l'amico speleologo di mio fratello Dario, Guido Cotti che si farà un nome nell'ambito del Museo Cantonale di Storia Naturale proprio in quegli anni nell'ultima fase di gestazione.  Guido non mi ha mai nascosto la distanza  concettuale che c'era tra i chimici e biologi paragonandosi all'uso che della chimica facevano i farmacisti o medici con i loro "laboratorietti" di chimica clinica. Mi raccontava, al motto di un sincero "ofelé fa el to mesté",  delle difficoltà connesse alle ricerche ed i metodi multidisciplinari  insiti e propri delle scienze naturali. Anche al politecnico federale i chimici erano considerati "ing." e pertanto il dottorato era in scienze tecniche ("dr.sc.tech."), i biologi erano "dr. rer.  nat.".

La data esatta della "rottura" con il biologo nostrano non è ricostruibile con esattezza. Certo è che le mie primissime analisi batteriologiche del mio  intervento a Bellinzona (Giugno 1969) lo furono  nella nuovissima struttura. Seguiranno, più elaborate, un anno più tardi quelle della $ Documentazione_21_agosto_1970)  eseguite nella nuova locazione a Massagno ancora in fase di equipaggiamento che si protrasse ad inverno inoltrato.  (Ne sono sicuro, potendo fare riferimento ad una mia avventurosa trasferta presso la Metrohm di Herisau con una valanga sopra Mesocco che mi impedì di raggiungere la Galleria del San Bernardino).   

membrane filtrazione terreni specifici e incubazione Conta Coliformi Enterococchi

Da un punto di vista strettamente tecnico le infrastrutture necessarie per l'esecuzione degli accertamenti per l'A.T.P.A. erano minime: un sistema per la filtrazione a membrana dei campioni e dei termostati/incubatori per la crescita controllata dei filtri su specifici terreni monouso che evitarono la loro preparazione in laboratorio. La parte più impegnativa consisteva nel fare i prelievi. Per il Giugno 1969 a Bellinzona, abbiamo eseguito e reso noti senza precise cifre quantitative (comunque incontestabili), in assenza dei mezzi tecnici  oltre che alla batteriologia, nessun esame chimico di indicatori della eutrofizzazione del lago (Fosfati, Nitrati ecc.). Un anno più tardi, completeremo i dati microbiologici quantitativi con alcuni dati chimici di rilevanza per i criteri di balneabilità proposti da Eschmann e Luönd (pH, Ione Ammonio, Domanda Chimica d'Ossigeno i cui valori erano considerati, a complemento di quelli batteriologici, nella formazione del punteggio di qualifica).

Cosa fosse l'eutrofizzazione, un fenomeno più attinente alla biologia che alla chimica vera e propria, non mi era evidente in tutte le sue conseguenze: ne intuivo un cambiamento che avesse un influsso per la pescosità del lago donde le preoccupazioni dei pescatori espresse da Paolo Poma. Il punteggio per la classificazione della balneabilità previsto da Eschmann e Luönd non richiedeva altro (I dati chimici si riferivano alla presenza di acque provenienti da fognature, o alla loro  trasparenza influenzata dalla presenza di alghe o altri materiali).  Questo spiega probabilmente, la strategia, scelta contingente, di mettere in risalto gli innegabili aspetti sanitari.  

La salute del lago l'abbiamo messa in relazione con la compromessa balneabilità (accertata dalla presenza, tra altro, di batteri di origine per lo più fecale i “Coliformi”), di strategica importanza per il nostro turismo.

La pubblicazione degli sconfortanti risultati, in piena stagione turistica, creò un bel putiferio ripreso anche, non senza "Schadenfreude" dalla stampa confederata. Gran parte delle reazioni a caldo non le ho percepite che un mese più tardi, al rientro da un viaggio organizzato da tempo in Giappone. 

Alla soluzione dei "depuratori" delle acque venne però, a corto termine, preferito il proliferare delle piscine (un esempio per tutti, quella dell'albergo Du Lac a Paradiso) che a loro volta presentavano problematiche sanitarie altrettanto inquietanti: ci siamo dati da fare, come laboratorio, per il loro controllo, non senza inevitabili i conflitti di competenza con il laboratorio cantonale di igiene diretto a partire dal 1962 dall'ing. Aldo Massarotti. Il suo predecessore, l'ing. Paolo_Regazzoni era anche, a tempo perso, direttore del Lido (allora senza piscine) e, si può ben dire, parte in causa: memorabile la sua teatrale dimostrazione della salubrità delle acque del golfo bevendone davanti alla stampa, un "buon" bicchiere uso a farlo in compagnia, si diceva, del sindaco di Lugano l'avvocato Paride Pelli. Nel 1989, Mario Jäggli ne assumerà la "illuminata" (molti i tratti che mi accomunano: anche lui, figlio di architetto, ne ha sicuramente ereditato una particolare visione del mondo. E non le manda a dire! "pane.. al pane", "acqua... all'acqua" "... e vino al vino") direzione.  A quel momento, come vedremo, ogni mia velleità "carrieristica" era ormai fuori tempo e luogo.

Lo scetticismo della Pro Lugano: Acapulco è meta ambita malgrado i pescecani...

La questione delle piscine e dei loro controlli trovò la favorevole contingenza nella legge federale veleni (1969). Dai gestori delle piscine venivano richieste specifiche conoscenze nella manipolazione dei "veleni" usati nel trattamento di disinfezione  che andavano ben oltre alle norme di comportamento nei pronto soccorsi  dei "bagnini" incaricati ed in bella vista.

La disinfezione delle acque delle piscine avveniva con l'uso dell'ipoclorito (classe veleni 3) o, più problematico, del gas cloro (classe 1, sottoposta a rigide limitazioni nel commercio). Era inoltre indispensabile, ai fini di un'efficacia ottimale del disinfettante,  la gestione del pH che avveniva con l'uso di acidi e basi il cui acquisto ed uso era altrettanto sottoposto a rigide norme statuite dalla nuova legge veleni che entrerà in vigore nel 1972.  

L'associazione dei Maestri-bagnini (deus ex machina il signor Brändli della polizia zurighese, ci lascerà in un banale incidente al lago nei pressi di  Wollishofen) si trovò confrontata con il nuovo compito di darne l'adeguata istruzione: l'ispettorato federale veleni collaborò alla preparazione di un adeguato programma. Il primo corso svizzero  si svolse all'albergo Olivella di Vico Morcote. Ricordo che i partecipanti, accanto a proprietari-gestori di alberghi non più in fiorente età,  erano per lo più baldi giovanotti ben dotati fisicamente ma non sempre altrettanto con le conoscenze scientifico-tecniche di base.

Si trattava di andare ben oltre all'uso dei kit colorimetrici per i controlli giornalieri del pH e del cloro liberi/totali: il problema delle clorammine all'origine dell'odore e degli effetti irritanti del cloro aveva a che fare con fenomeni, tuttora attuali accertabili con il dosaggio in laboratorio dell'Urea nelle acque di piscina. L'incontinenza urinaria dei bagnanti è ancor oggi un problema che obbliga molti a portare occhialini. Una leggenda metropolitana lascerebbe intendere che esista il deterrente di evidenziare i lordatori rendendoli visibili con una colorazione delle loro tracce... .  

"I neobagnini superarono comunque tutti brillantemente l'esame scritto che permetterà loro di acquistare legalmente gli indispensabili materiali chimici. L'esperienza  nell'insegnamento di questa ostica materia sarà estremamente importante per il futuro diventando uno standard irrinunciabile. Anche il Laboratorio Cantonale associerà veleni con stabilimenti balneari.

Quale effetto secondario di questa mia innovativa iniziativa, mi trovai a essere il punto di riferimento nell'applicazione delle norme SIA  173 (che si evolveranno alle attuali 375/9) che prevedevano il collaudo delle  piscine pubbliche.

Vi furono parecchi problemi legati alle caratteristiche di questi impianti dovuti, tra altro, al fatto che venivano richiesti filtri di notevoli costi e dimensioni che non permettevano agli architetti progettisti di trascurare volumetricamente i locali tecnici annessi alla piscina vera e propria. Spesso e volentieri sopravvenne il malvezzo di progettare impianti non conformi alle Norme SIA 173 che venivano preferiti a quelli regolamentari per una questione  di costi ed estetica architettonica. Un'allora nota ditta del Chiassese riuscì, con non indifferenti conseguenze sul fiorente mercato di quella situazione,   a farsi certificare/accettare  dal Laboratorio Cantonale di Igiene impianti che al momento del mio collaudo non rispondevano alle Norme SIA 173 per le caratteristiche dei filtri o erano dotati di dispositivi assolutamente inutili (viste le caratteristiche dell'acqua di rete)  la cui gestione  e manutenzione erano una ragguardevole ed altrettanto inutile spesa. Ne nacquero dispute di non poco conto (quasi impossibile rimediarvi) con il risultato, scontato,  di venir estromesso da questa attività di collaudo in favore di altri periti più tolleranti...

Al di là del fatto specifico, rimproveravo al Laboratorio Cantonale d'Igiene l'ambigua contingenza di esercitare contemporaneamente i ruoli di consulenza/approvazione e quella di controllore di lacunose norme tecniche che loro stessi avevano , a mio modo di vedere, propugnate e indotte per il tramite di collaboratori di stanza al Laboratorio (il dottor Balmelli era, bontà sua, geografo di formazione. Come sia arrivato a quel posto...)  di cui si poteva/doveva dubitare le competenze tecniche.  (Oltre al problema dei filtri, venivano, più che consigliate,  imposte  prassi per il controllo delle alghe nelle piscine in netto contrasto con le norme fissate nel campo dello scarico delle acque reflue di questi impianti. E mi fermo qui). Questo doppio ruolo delle autorità cantonali, giustificato dalle contingenze locali e tollerato da una legislazione carente in materia fino al 1996, sarà anche presente nel campo delle acque potabili (con addetti comunali per lo più poco qualificati ben contenti di lasciar gestire de facto questo delicato campo al Cantone che a sua volta riteneva fosse quasi un loro feudo)... e non solo.

La risposta a queste contestazioni di fondo: evidentemente, le mie considerazioni "politiche" erano argomenti inficiati da miei interessi commerciali. Questo atteggiamento "difensivo" sarà ricorrente in molte situazioni che dovrò affrontare  nella mia travagliata carriera (lo ritroveremo nella diatriba delle alcolemie).

Mi torna alla mente un altro esempio di "gaffe" delle autorità nell'ambito della questione riguardante la balneabilità. Nei nostri rapporti esprimevo il valore delle concentrazioni in enterococchi  in "per 10 mL" e non con l'usuale "per 100 mL". Lo facevo per mettere nella giusta prospettiva il dato analitico ottenuto di "Enterococchi assenti in 10 mL" che non poteva essere confuso con un "assenti in 100 mL" avente  altra connotazione (affermare che le analisi non avevano riscontrato germi di un certo tipo in un campione di 10  ml non escludeva la possibilità che  se ne trovassero in un campione 10 volte superiore...). Fatto stà che quando si trattò, per le autorità, di fissare dei limiti per la balneabilità , si ripresero, per sottilmente ovviarne le conseguenze, i valori pubblicati dall'A.T.P.A. per gli enterococchi supponendoli riferiti ai 100 mL. Una sottostima per un fattore di 10! Allorquando si tratto di confermare, seppur tardivamente, tramite propri accertamenti lo stato batterico delle acque in vista  della prossima stagione balneare, le autorità ebbero la sorpresa di essere confrontati con valori decisamente superiori alle loro "ottimistiche" aspettative. E per due  ulteriori motivi che non erano stati presi in dovuta considerazione: da un lato il momento dei prelievi ufficiali (fine dell'inverno con acque ancora fredde che conservavano i tenori batterici, contrariamente a quelle eseguite da noi in acque  più calde che metabolizzavano più velocemente i carichi batterici presupposti comunque maggiori per l'incrementato apporto degli ospiti  nella stagione "turistica" ) e dall'altro la posizione dei prelievi da noi eseguiti ad una distanza considerevole dalle rive (almeno una trentina di metri) per non essere accusati di aver invaso zone private. Queste condizioni hanno avuto la conseguenza di peggiorare parecchio le risultanze analitiche ufficiali rendendone ancor più sfavorevole il confronto con le nostre risultanze (comunque falsate dal fattore di 10!). Un vero e proprio tirarsi la zappa sui piedi....  Ma oramai le norme di balneabilità ufficiali erano state decise sulla scorta  di erronee premesse e non c'era più alcun margine di manovra per blandirne le conseguenze (le temute e di primo acchito negate ed improponibili dichiarazioni di inagibilità alla balneazione per molti stabilimenti). La questione, sicuramente sgradevole per le autorità che pensavano di "metterci una pezza", venne alla luce e trovò anche spazio in un'interrogazione, ovviamente senza risposta, nell'ambito del Consiglio Comunale di Lugano. Tanto per esemplificare...

Avessero, le autorità, cercato un colloquio con l'A.T.P.A. queste situazioni se le sarebbero evitate!

Ma almeno in un paio di casi le cose andarono altrimenti.

Il comune di Lugano aveva in quegli anni, in vista dell'impianto di depurazione in progettazione, deciso che i pozzi perdenti situati nella vecchia Lugano dovevano, nell'ambito di ristrutturazioni, essere eliminati creando adeguati allacciamenti alla rete fognaria.  Il problema consisteva nel fatto che la rete fognaria in quel momento scaricava ancora direttamente nel lago: ogni pozzo perdente eliminato non faceva altro che aumentare l'apporto inquinante al lago. Un accertamento presso l'ufficio tecnico comunale permise di trovare una soluzione di transizione che evitasse gli inconvenienti lamentati.

Un altro caso emblematico: L'impianto di depurazione di Bioggio aveva problemi con le analisi per la gestione. Si scoprì che le bilance usate erano ancora bloccate per il trasporto... ma in quell'occasione ci si rese conto che anche un altro problema affliggeva l'analitica dei controlli. L'uso massiccio di Mercurio in un alcune procedure analitiche (COD e Azoto) lo faceva finire nel lavandino del laboratorio, in barba a tutte le misure cittadine di raccolta del mercurio proveniente dalle lampade (a fluorescenza e altro). Anche lì, si trovò la soluzione! 

Con l'A.T.P.A, le abbiamo provate tutte: Dall'intervento di Paolo Poma sui banchi del Gran Consiglio con tanto di bottiglia esemplificativa, alla distribuzione di opuscoletti pensati per non passare inosservati!

 

 

Ci vollero, per i depuratori, un lustro abbondante di martellamento dell'opinione pubblica grazie alla televisione che sposò la causa di un manipolo di verdi antesignani. Ma anche il notissimo giornalista Luigi Caglio (raffinato uomo di cultura sensibile alle problematiche ambientali) e sua figlia Luciana ci diedero un'autorevole sostegno dal Corriere del Ticino e dal settimanale Azione.

Anche Illustrazione Ticinese nell'ottobre 1970 ci dà una mano  riferendo sulla $ Giornata di Pulizia del Ceresio e redige un istoriato sul tempo perso. Tra gli sponsor la ditta di Giorgio Bernasconi (ISS, uno dei pionieri nei servizi per le canalizzazioni in Ticino) che mise a disposizione i suoi automezzi per la raccolta del materiale ricuperato nelle giornate di pulizia ed un privato "???? Fassadenplatten", un anziano e facoltoso  signore germanico con villa sul lago ad Agno e amico di Giorgio Bernasconi, che offri un ricco aperitivo a base di Champagne d'annata ed  autentico Caviale russo alle signore del comitato sue graditissime ospiti ed  ai sub che si avvicineranno alla sua barca...

 

La comprensione, da parte nostra e contrariamente a quella molto scarsa delle autorità cantonali, per le esigenze del mezzo televisivo allora ai primordi, ci venne resa con una visibilità di grande qualità nella cura dei servizi televisivi. Eravamo già di natura telegenici, anche se principianti. Ricorderò sempre il panico delle prime interviste...

La primissima intervista, indimenticabile in quanto la prima, davanti all'Autoanalyzer (faceva molto scena, come mai non la feci altrove?) del Centro Bioanalitico, con tanto di camice e cravatta... Ma il battesimo di fuoco avvenne il 4 dicembre 1970 in due ore di trasmissione alla TSI di "Specchio dei Tempi" con la moderazione di Marco Blaser con l'avv. Riva e Sergio Genni che trovò ampio riscontro (non esclusivamente positivo) di pubblico in quanto sforò di oltre un'ora la programmazione che prevedeva una attesissima puntata del Medical Center del dott. Gannon con un affascinante Chad Everett.

Il dettagliato commento del Corriere del Ticino lo potete leggere nei ricordi di Paolo Poma (vedi oltre). Quello che l'amico Paolo non racconta fu l'epilogo alla trasmissione nella riunione di tutti i partecipanti (noi eravamo dislocati in uno studio a Loreto) ad un rinfresco offerto dalla TSI in un ritrovo nei pressi degli studi di Via Besso. Si rischiò di venire alle mani con l'imbufalito signor Zurini segretario di concetto del DOS  che ci rimproverava la nostra scellerata incomprensione di cosa fosse la "politica". Una bottiglia in testa mi fu risparmiata all'ultimo momento...

  Era da lungo tempo nelle mie intenzioni di rivedere il caro amico Paolo per farci una bella chiaccherata... Poi le incertezze  nei miei ricordi sulle date di alcuni avvenimenti connessi alle vicende dell'A.T.P.A., che immaginavo fossero state messe a fuoco da Paolo nelle sue memorie, rappresentarono il pretesto decisivo per andarlo a trovare. Ci mettemmo d'accordo di incontrarci nella sua galleria alla "Strecia di Mort". Arrivai puntuale all'appuntamento. All'interno della Galleria tutto buio. L'entrata era aperta. Mi inoltrai nei locali chiamandolo ad alta voce. Nessuna risposta. Un brivido mi assalì: non sarò mica arrivato troppo tardi? Passai in rassegna i locali nell'ombra che lasciava intravvedere un gran ben di Dio di opere d'arte di autori conosciuti. Niente. Di Paolo nessuna traccia. Uscii sul vicolo chiamando il suo nome nella speranza che un qualche vicino si facesse vivo. "Arriverà, come al solito in bicicletta, fra un quarto d'ora" fu la reazione. Infatti, puntualmente, il quasi novantenne Paolo arrivò. Mi salutò confondendomi con altri,  convinto di aver disdetto l'appuntamento... Poi si chiarì il malinteso e ci abbracciammo.

Lascio a $  Paolo Poma ed ai suoi (bei) ricordi (Primo Estratto) ($ Secondo Estratto)  che contengono una descrizione molto dettagliata, pubblicata nel 2012, di quegli anni infuocati all'insegna dell'A.T.P.A... rinfrescandomi la memoria. Werner Weick ne farà un documentario dal titolo eloquente: PAOLO POMA, $ Confesso di aver vissuto (2017). Un invidiabile florilegio di contingenze  (di politica, del Centro Anziani, il collezionismo, il lago, la pesca e tan'taltre passioni) affrontate in piena libertà, con la gioia di vivere.. Aggiungo: chi si somiglia... si piglia!  (si vedano le mie vicissitudini al servizio della Patria

Alcuni dettagli nel racconto dell'amico Paolo non rientrano nella cronologia ricostruibile dai media. Seveso (luglio 1976), tanto per far un esempio, vien anticipato di un paio d'anni (o l'episodio di Porlezza ad esso connesso). Prendo atto che nei suoi ricordi Paolo ignora completamente l'on. Vassalli concentrandosi sul suo successore l'on. Fulvio Caccia. Il futuro on. Fulvio Caccia lo avevo conosciuto, abitavo alla rue du Cimetière a Sandweiler nel Lussemburgo (ero ancora dipendente della Du Pont de Nemours), quando venne a visitarmi in compagnia dei suoi amici  Alberto Lepori e di Mario Camani (tanto per ricordare, a futura memoria,  "i giri"...) nel maggio del '68. Ricambiai al futuro on. Caccia, anni dopo, la visita nella sua casa costruita dall'architetto Mario Botta in quel di Cadenazzo. Fu una situazione che vale la pena di essere ricordata: la casa, sicuramente impressionante per la sua estetica, era come tutto quanto creato dal famoso architetto, poco comoda da abitare. Un grande living  apriva alle stanze dei piani superiori senza alcuna pietà per l'intimità dei suoi abitanti. Ricordo che lo feci notare al nostro. Si venne a sapere che il figlio, poverino, doveva esercitarsi al violino in uno dei pochi stanzini isolati acusticamente dell'abitazione, nella lavanderia... 

Nel 1974 vi fu sicuramente una svolta sia a livello degli accertamenti scientifici dell'eutrofizzazione con il coinvolgimento dell'ISPRA che dell'A.T.P.A. Una $ conferenza del prof. Oscar Ravera dell'Euratom riassume bene la situazione (Gdp 14.11.1974) superando la strategia dell'approccio "igienista" della compromessa balneabilità.

La creazione del dipartimento cantonale dell'ambiente e la vicenda Fabio Vassalli con l'arrivo di Fulvio Caccia suo successore in Consiglio di Stato sono ricordate un po' confusamente (dopo quasi quarant'anni). Ma non importa. Paolo Poma, in fin dei conti non vuole fare  LA storia ma semplicemente un racconto dei suoi ricordi al momento della loro spontanea stesura (pazientemente manoscritta) e  senza controlli/riscontri in rete. 10 anni anagrafici che fanno la differenza tra me e Paolo.

Per la cronaca: secondo la stampa di allora ($ gdp 06 giugno 1977), l'impianto di depurazione di Bioggio sarebbe stato inaugurato nel giugno 1977 sotto l'egida di Vassalli (presidente del CdS?, responsabile del "neocostituito?") Dipartimento Ambiente? Comunque poco prima delle sue dimissioni) e la presenza dell'on. Benito Bernasconi  (del DOS che aveva seguito la realizzazione dell'impianto). In realtà l'on. Benito Bernasconi sarebbe  stato presente anche come Presidente del Consiglio di Stato. Uso il condizionale. Pertanto, anche i giornali di allora non sempre aiutano a chiarire le fattispecie... Fatto stà, sulla scorta dei miei ricordi, che vi fu, nell'ambito delle vicende di Seveso, un conflitto di competenze tra i due consiglieri di Stato chiassesi ( la definizione di manzoniani "azeccagarbugli", credo ben si addica ai due personaggi) .

La cruciale data esatta della creazione del Dipartimento Ambiente (quasi sicuramente sulla scorta dei miei ricordi c'era già nel 1977, durante le vicende di Seveso e le trattative "segrete" con la Roche del C.d.S sarebbero un ulteriore  motivo di supporlo: l'on. Vassalli nel suo discorso all'inaugurazione della IDA di Bioggio si vanta di essere il primo Cantone  della Confederazione ad aver istituito un dipartimento ad hoc per la protezione ambientale)  nemmeno gli attuali dirigenti dell'attuale Divisione del Territorio sono stati in grado di eruirla salvo riferirsi al sito ufficiale dell'Elenco dei Consiglieri di Stato dal 1893 ( $ pagina.pdf) che avevo anch'io consultato , comunque primo responsabile sarebbe stato  l'on. Fabio Vassalli.

Le vicende del passaggio di consegne dall'on. Fabio Vassalli all'on. Fulvio Caccia  possono essere ricordate da questa $ pagina del Corriere del Ticino.

La risposta al quesito della data di nascita del dipartimento Ambiente la troveremo finalmente  in una dichiarazione dell'on. Caccia nell'ambito di Artecasa di Lugano dell'ottobre 1977 ($ GdP 13.10.1977) in cui studenti e docenti della CSIA hanno collaborato per lo stand del Dipartimento dell'Ambiente: "Ha  infatti iniziato ad operare il 1. Maggio '76 ponendo rimedio ad una dispersione di organismi statali che aveva sino a quel momento resa difficoltosa l'impostazione di una unitaria politica ambientale...". Si confermano pertanto le mie ipotesie ricordi circa la presenza di questa istituzione al momento dei fatti di Seveso.

La messa in funzione dell'IDA ai Molini di Bioggio, la cui ubicazione era stata anche interpretata come una strategia di allontanare l'inquinamento del golfo di Lugano a sfavore di quello di Agno, ha creato un giustificato allarme per il fatto che la conformazione del ramo di lago, quale continuazione del Vedeggio, era biologicamente più sensibile a possibili disfunzioni dell'impianto di depurazione sia per una carica batterica che per l'eutrofizzazione. La collaborazione dell'ISPRA con il monitoraggio del golfo di Agno è da vedere in questo contesto.

  Paolo Poma, grazie alle sue relazioni con la Istitutio Comeliana, riuscirà ad organizzare a Lugano (1978) un bel ed interessante simposio  $ "La sete qualitativa dell'uomo moderno" con i contributi  di personalità locali (B. Ferrini, A. Massarotti, G. Noseda e R. Peduzzi).

Nel mio intervento lasciavo all'omeopatia il beneficio del dubbio. Nel frattempo, il mio giudizio si è evoluto negativamente e mi trovo ad essere, una volta tanto, d'accordo con Silvio Garattini: Acqua fresca?

Tra le personalità che ebbi conoscere grazie a Paolo Poma, il prof. Hans Misling, redattore di EXPERIENTIA, basilese con domicilio a Carona. Si diceva che sapeva parlare alle rane di uno stagno attiguo alla sua villa. Diventerò suo co-lettore di manoscritti proposti ad EXPERIENTIA da lui fondata nel primo dopoguerra.

Di lui ricordo i festeggiamenti per il suoi 65 anni  nel maggio 1972. In un battello speciale salpato dall'imbarcadero di Lugano Centro,  gli inviati ebbero modo di gustarsi il panorama fino a Morcote. Visita, prima di pranzo, al parco Scherrer che ci vide protagonisti di un confronto con la coppia di guardiani tedeschi (assunti dal Comune) che non volevano lasciarci entrare con il gruppo del prof. Misling in quanto,"Tessiner kommen hier nur um zu klauen" traduco, "i ticinesi qui non ci vengono se non per rubare...".La faccenda ebbe le sue conseguenze: con il coinvolgimento di Marco Solari, fresco di nomina all'Ente Ticinese del Turismo: i due guardiani, che manco masticavano una parola d'italiano, vennero esonerati in tronco dal loro incarico.

Un altro mio intervento parecchio polemico e mediaticamente efficacissimo  lo feci nell'ambito dell'inaugurazione dell'impianto provvisorio di depurazione delle acque a protezione del laghetto di Muzzano. In contrapposizione ai toni trionfalistici ufficiali e del progettista ing. Ferretti mi permisi di far notare (riprese TV alla mano e comprensibili a chiunque) che l'impianto, seppur provvisorio, non poteva funzionare al meglio in quanto la decantazione  era tutt'altro che orizzontale, completamente sbilanciata da un cedimento della piattaforma su cui posava...

Venni anche invitato ad una serata PPD a discutere la questione degli inceneritori. Parlai per la prima volta di diossine ed altre emissioni, della necessità di prevedere deponie controllate per le ceneri, della raccolta rifiuti differenziata... In quel momento, sotto i riflettori non c'era che l'inceneritore di Bioggio. Un problema che si dilungherà nel tempo e non ha finito di scaldare gli animi, seppure sotto l'ambigua etichetta di "termovalizzatore".

 

 

Accanto all'A.T.P.A. vi sarà l'attività incisiva del gruppo "movimentista" Azione Acque Pulite capitanata dal nostro signor Ghiggi, socio fondatore dell'A.T.P.A. sostenuta "bona fidae" dalla signora ing. Daria Wilhelm. Ammetto che di questo gruppo non ricordo un gran ché: dalla stampa dell'epoca ho trovato alcuni documenti che ne testimoniano la presenza. Paolo Poma, nei suoi ricordi,  non ne parla. E' probabile che, pur condividendo le preoccupazioni espresse da Acque Pulite per il piano del Vedeggio (che sfocieranno nell'inquinamento di un pozzo di captazione e l'intervento della magistratura nei confronti dell'ing. Giovanni Lombardi con l'accusa di aver collaudato con troppa benevolenza l'impianto incriminato)  non se ne condividesse la loro ricerca di finanziamenti...

Primo aprile 1971... non è una bufala!

La guerra, con la collaborazione dell'Associazione Consumatrici della Svizzera italiana (ACSI), ai (poli)fosfati nelle liscive quali concause dell'eutrofizzazione dei nostri laghi, troverà un primo commerciale riscontro con la $ Migros che non mancherà di cavalcare l'ecologia anche per alcuni altri sorprendenti  prodotti, quali l'alimentazione per gatti... Devo dire che oltre l'aspetto vero e proprio dell'eutrofizzazione, le cui conseguenze non erano evidenti (gli allarmi forieri di catastrofiche apocalittiche conseguenze, fortunosamente non troveranno conferma a corto termine) si misero in evidenza i costi dell'abbattimento dei fosfati nell'ambito della depurazione (la defosfatazione/quarto stadio).

Tra le strategie dei grandi distributori c'era sicuramente quella di una fuga in avanti nel precedere  disposizioni legali per meglio adeguarle alle proprie esigenze e far valere le prassi quasi fossero dei diritti acquisiti. Un esempio? Le dichiarazioni negli alimentari precocemente introdotte dalla Migros si differenziavano da quanto si era intenzionati di istituire sulla scorta delle norme a livello europeo, nel nominare alcuni additivi non tramite il loro esplicito nominativo (Sigle E) ma più genericamente tramite le loro funzioni (conservanti, emulganti, antiossidanti ecc.) adducendo segreti di fabbricazione da difendere.

 

Alla TSI dev'essere riconosciuto lo sforzo innovativo ed anche "controcorrente" di aver intuito l'importanza della tematica ecologica a livello regionale (allora i TG erano concentrati a Zurigo, con la direzione di Dario Robbiani). Ne dà atto (Luciana Caglio Azione in un articolo del 27 agosto 1970) $ "Un linguaggio nuovo al Regionale". L'estratto dal documentario di Werner Weick su Paolo Poma dimostra che, allora, non si è lesinato a dire pane al pane... (L'allora giovane regista mi fatto notare che non mancavano modalità di controllo, per non parlare di "censura" da parte dei responsabili della trasmissione, che nel caso specifico vennero elegantemente evitate...)  Unica subdola imprecisione dell'incisivo servizio di Werner Weick e non di poco conto: Luciana Caglio citando il mio intervento, dove presentai senza mezze parole la situazione igienica dei nostri laghi, venni presentato quale "Chimico cantonale" con quel "cantonale" (mal)inteso in  senso istituzionale e non geografico. Sarà, questo scambio di persone, mal digerito dal Chimico Cantonale al quale, si dice, fosse stato l'ordine superiore di tacere...

Intanto, siamo agli inizi del 1972, aumentano, grazie ai media, il riconoscimento e la considerazione che l'opinione pubblica ha dell'A.T.P.A. L'$ Assemblea nell'Aula magna del liceo, tirerà le somme di un intenso anno di attività. Un bel passo avanti nella visibilità dell'A.T.P.A se si pensa che non ci fu alcun riflesso sulla stampa dell'Assemblea tenutasi all'inizio del 1970 nella sala del Municipio Luganese.

Gli industriali non presi  di mira direttamente, avendo l'A.T.P.A stigmatizzato le fonti domestiche e caso mai il turismo, non si sentirono particolarmente nell'occhio del ciclone e comunque, poco coinvolti direttamente (salvo i macelli che presentavano, con il loro sangue riversato, per i media un aspetto "visivo" molto convincente ) Il Dipartimento Opere Sociali si mostra estremamente "comprensivo": una giornata di studio organizzata dalla AITI nel gennaio 1971 (Una discussione che si è esaurita rapidamente, dopo un avvio molto promettente e interessante... Presentato, quale relatore nella giornata  dal segretario di concetto Zurini, il giovane ing. chimico Diego Luraschi con un Laboratorio ad hoc del DOS che dovrebbe essere affiancato alle industrie... ci saremmo, vecchio vizio del piccolo Ticino, ad avere controllori che, nel caso di magagne dei controllati, ben difficilmente ammetterebbero  di esserne compartecipi e corresponsabili! a precise domande, le risposte dell'ingegner Luraschi  furono, è il men che si possa dire, svicolanti ed interlocutorie in uno stile che lo caratterizzerà anche in futuro).  Gli industriali ne discuteranno ancora  in una $ "tranquilla" giornata di studio (1972). Comunque, l'ing. Diego Luraschi, messosi in proprio dopo alcuni anni da contitolare assieme  all'ing. Mario Jäggli di uno studio di consulenze ambientali a Lugano (L'ing. Mario Jäggli abbandonerà il Ticino, spostandosi a Zurigo dove sarà attivo in collaborazione con il dr.ing.  Reto Casanova) tornerà all'onore della cronache con il bruttissimo $ pasticciaccio della Solchim alla Stampa nel comune di Cadro che costerà allo Stato oltre un milione e mezzo di franchetti dei contribuenti. Senza santi in paradiso... Del collega Luraschi ricordo che fu anche insegnante alla scuola professionale cantonale di Lugano.

Inizio 1972, Giornico e Bodio ne hanno abbastanza...

Gli inquinamenti delle Monteforno (e Valmoesa), che rappresentano un $ annoso problema per le popolazioni locali verranno presto al pettine. Si tenterà di coinvolgermi, in un inutile tentativo di neutralizzare l'A.T.P.A. , quale consulente ambientale per l'acciaieria che aveva ben altre protezioni su cui poter dormire sonno tranquilli.

Con l'arrivo nel 1971 al DOS dell'on. Benito Bernasconi (a seguito delle elezioni politiche nella primavera 1971) quale successore dell'on. Ghisletta, alla Monteforno sembrava  che tutto dovesse andare a posto e brevemente. Una $ conferenza stampa DOS-Monteforno (Gdp 27 maggio 1971) dai toni più che tranquillizzanti vorrebbe far credere molte cose... Non dicono cosa ne fanno dei fumi così "diligentemente" catturati...  Qui si vende fumo!  (vedremo che le due accezioni del modo di dire, quella letterale  e l'altra più popolare, saranno altrettanto corrispondenti alla realtà!) Che l'on. Benito Bernasconi da chiassese fosse addentro nelle nebbie  e fumi di nebbiopoli, punta del Ticino che volge a mezzogiorno, non dovrebbe meravigliare più di tanto. Valcambi e Argor, due ditte che si occupavano della raffinazione dell'oro e di altri metalli per conto di Credito Svizzero e UBS, vi lavoravano in tutta tranquillità. I garbugli tra fazioni di avvocati chiassesi, anche dello stesso colore, segneranno la vita cantonale. Non intendo fare il complottista, ma l'uscita di scena dell'on. Fabio  Vassalli potrebbe  essere, forse, vista in altri contesti che esclusivamente "Texon - Credito Svizzero". Comunque, sapevo dell'esistenza di particolari situazioni vigenti al Credito Svizzero in quanto avevo un amico (Pier C.) che vi lavorava fino a notte inoltrata per, diceva lui, poter fare operazioni finanziarie dopo la chiusura degli uffici di Zurigo. I nostri focosi appuntamenti mi facevano fare le ore piccole. Dopo lo scoppio dell'affaire, Pier venne trasferito alla Valcambi... e a orari di lavoro più comodi. Di lui ho già raccontato in altra pagina per via di uno spiacevole episodio. Un'osservazione: quanti segreti mi vennero confidati in alcova! D'altronde me lo avevano già insegnato gli americani della Du Pont de Nemours: il punto debole nelle difese di segreti da parte della concorrenza erano le segretarie (omen nomen!). Le spese "galanti" dei nostri agenti  di "aggressive marketing research"  erano riconosciute negli expense account.

Conoscevo personalmente il signor Luigi Giussani (uno degli azionisti /proprietari della Monteforno) in quanto vicino di casa (villa Sassa) e ne frequentavo la famiglia. Al mio primo rientro fui contattato dal signor Giussani che aveva in mente un progetto di realizzare  a Carona un centro/albergo /clinica diagnostico  e pensava che ne potessi assumer la direzione. Non avendo in quel momento le indispensabili conoscenze professionali in materia, non se ne fece nulla. Verrà invece realizzata la piscina non lontano dal suo paradiso botanico del San Grato. In alcune estati particolarmente secche ci saranno difficoltà nell'avere acqua fresca dall'acquedotto comunale: si useranno automezzi cisterna... Avendo, giorno e notte, libero accesso agli impianti, ne approfitterò per un qualche tuffo sotto le stelle. L'ispezione dei filtri delle piscine che ritenevano ogni ben di Dio mi ha convinto della necessità di imporre agli utenti l'uso, non molto gradito, di un cappuccio...

Accettai  la proposta per  Bodio/Giornico alla condizione di mantenere piena libertà d'azione nello stabilimento.

BODIO-ESPLOSIONE NITRUM 1921 - 16.11.2016 9:29:00 - 1

Con una qualche conoscenza di storia industriale, la regione di Bodio con a disposizione ricche risorse di energia elettrica (analogamente al Vallese) racconta fatti dimenticati. Vi fu infatti una fabbrica di acido nitrico che produceva esplosivi, la Nitrum, che nel lontano 1921 disastrosamente esplose. Il Comune di Bodio ricorda questo evento e lo mette in relazione con la fondazione , due anni dopo, della locale sezione della Società Samaritani. Al momento degli scavi per l'autostrada, le magagne di quell'industria "dimenticata" vennero, letteralmente in superficie. Un monito per il futuro?

Un altro esempio di tracce lasciate nel tempo, la fabbrica di gas illuminante di stanza nell'allora periferia della piccola Lugano (l'attuale via Bossi) che al momento della costruzione (ca. il 1977) dell'autosilo di via Serafino Balestra portò alla luce i dimenticati residui catramosi della distillazione del carbon fossile. Se non altro, la toponomastica cittadina  ("piazzetta del gas") avrebbe dovuto mettere in guardia i progettisti... Ci si trovò a dover gestire gli "aromatici" materiali degli scavi improvvisando, sulla scorta delle analisi che mi furono affidate (me la cavai con relativamente rapidi metodi fluorimetrici), i criteri di selezione per il loro non facile e costoso smaltimento definendo cosa fosse "pulito". Mai come allora mi trovai ad affrontare , in assenza di chiare direttive legislative in materia, la problematica  della "pulizia come sporcizia diluita all'estremo" (Arnold Schönberg, Aphorismen del 1914!) che applicavo rifiutando nei miei certificati analitici il termine "Assente" sostituendolo con un minore ("<") del limite di detezione (chiaramente specificato) rendendomi anche ben conto che più il limite era basso a dipendenza della sensibilità del metodo, più aumentava il rischio di falsi "positivi". E viceversa per i falsi "negativi" (da mandare erroneamente  in discarica all'insegna di "occhio non vede, cuore non duole"). Non vi dico le "pressioni" subite più o meno esplicitamente di chi doveva pagare il conto per questi costi imprevisti...

Che ci fosse/sia/sarà sempre qualche "esperto" al di sopra di ogni sospetto pronto a chiudere gli occhi e a tapparsi il naso stravolgendo  qualsivoglia evidenza ( e non bisogna cercar lontano) non  è una novità! Sull'argomento si son versati fiumi d'inchiostro (William Broad e Nicholas Wade, "La cavia truccata", 1982)

 Queste considerazioni, quasi filosofiche, a dimostrazione del labilissimo concetto di "inquinamento"!

Altro esempio di storia industriale ticinese dimenticata ma con pesanti effetti ambientali  ed  ammesse a denti stretti dalle autorità,  la Galvachrom di Rivera di grande importanza strategica durante l'ultima guerra  e che ha pertanto lasciato pesanti tracce anche nei sedimenti lacustri originati dal Vedeggio scombussolandone i biologici processi di autogestione naturali.

Il posteggio della Casram, almeno 40 anni dopo il cedimento...

A proposito di industrie galvaniche (come la Galvachrom)  ricordo un caso abbastanza indicativo di una situazione che, vista a posteriori, dovrebbe far riflettere: A Caslano era attiva la Casram. All'inizio degli anni settanta fui coinvolto, per conto della ditta in questione, per chiarire le cause di un importante cedimento nell'area del parcheggio. Una cavità di notevoli dimensioni si era formata nel sottosuolo al seguito della corrosione di rocce causata dagli scarichi acidi dell'industria. E assieme agli acidi, Dio sa che diavolo finiva nel sottosuolo... Non mi è dato di conoscere quali misure di risanamento vennero allora prese.  Fatto sta che i segni, questa industria nel frattempo (dopo il 2000) emigrata in altra locazione (Mezzovico), li ha probabilmente, se non sicuramente, lasciati. Occhio non vede...

No comment... ?

La Monteforno Acciaierie e Laminatoi S.A., fondata nel 1946 per sfruttare con i suoi forni l'elettricità prodotta nella Leventina, divenne una delle più importanti industrie ticinesi. Nel 1971 dava lavoro a 1750  persone, 24 ore su 24 in tre turni. La materia prima, rottami metallici, giungeva per ferrovia da tutta europa,  rappresentava IL problema in quanto non particolarmente differenziata. La fusione nei forni forniva un acciao che veniva corretto nella sua composizione utilizzando sofisticate procedure analitiche (spettrometria d'emissione) gestite da personale altamente qualificato.  Alcuni elementi metallici indesiderati (Zinco, Piombo) venivano spontaneamente eliminati nella fusione nei forni elettrici ed erano all'origine dei fumi che, sin dall'inizio, caratterizzarono lo stabilimento.  Bodio, o meglio Giornico,  aveva assunto parecchia importanza quale acciaieria che forniva il "Box-Stahl", un profilato caratterizzato da nocche, utilizzato nel cemento armato per la costruzione delle autostrade. Ci si rese subito conto che il piombo presente in modo incontrollato nei rottami rappresentava uno dei problemi anche riconosciuti dall'INSAI che  esigeva controlli "ALAU" sugli operai considerati esposti al saturnismo. La deponia delle polveri provenienti dal seppur scarso filtraggio dei fumi  rappresentava inoltre un serio problema ambientale, non esclusivamente perché "sporcava" ma era risaputo che non era il caso di lasciarvi pascolare animali. Scoprii che a Bodio veniva anche "discretamente" prodotto un acciaio al piombo per una ditta bresciana (parente del coproprietario) che non poteva più rifornirsene in Italia dove la produzione era stata proibita. (In Svizzera non si proibiva nulla. Al massimo si richiedevano, si fa per dire, garanzie sull'incolumità degli operai....) Quando mi resi conto con le analisi che un particolare forno presentava massiccie concentrazioni di piombo, il commento della direzione fu un laconico "Complimenti ingegnere, ha un bel fiuto...".

Mi colpì che i lavori `"peggiori" e più pericolosi venivano eseguiti da piccoli gruppi di operai di ditte esterne che erano prestati all'acciaieria e vivevano in baracche nei dintorni. Si riconoscevano perché portavano un casco di colore diverso. Le mini-ditte avevano tutte la ragione sociale a Chiasso. Più facile trovare in quella zona dei frontalieri? L'esiguità numerica del personale li sottraeva alle regolamentazioni dell'INSAI... Contattati i datori di lavoro per ottenere il loro permesso a far partecipare ai controlli sanitari  che avevo organizzato per gli altri operai "regolari dipendenti" presenti nell'acciaieria, e si scoprì che le ditte  erano tutte legate, tramite portanomi di comodo,  al Consigliere di Stato on. avvocato Benito Bernasconi, responsabile del DOS (successore dell'on. Ghisletta dal 1971 al 1983). Capii che il DOS garantiva (quale contropartita?) una utilissima e ben venuta tolleranza governamentale nei confronti della direzione della Monteforno ($ GdP. 23 Gennaio 1973), sostenuta dai sindacati,  a scapito della popolazione locale. A detta di Paolo Poma, i sindacati non hanno mai visto di buon occhio l'A.T.P.A.....

Il frequente ricambio della manodopera in questi piccoli gruppi non permetteva inoltre di accertare particolari patologie. Le prime vittime da saturnismo cronico vennero constatate negli addetti (dipendenti della Monteforno) ai trasporti dei fumi alla discarica (lì, ogni tanto, un qualche animale moriva avvelenato) . Eseguii a tappeto accertamenti su tutti gli operai della  piombemia che misero a fuoco il problema malgrado le tranquillizzanti risultanze della ALAU (che evidenziavano, per loro natura, che i casi oramai conclamati). All'inizio, l'INSAI tentò di non riconoscere le analisi del piombo ematico quale prova dell'esposizione adducendo che loro non erano ancora in grado di controllare i miei risultati nei propri laboratori (a Massagno possedevo   l'assorbimento atomico senza fiamma). In realtà, paventavano che l'assunzione di prove di tali esposizioni avrebbero potuto avere conseguenze sanitarie  a lungo termine per gli operai che avrebbero dovuto riconoscere in termini assicurativi. 

L'analisi delle polveri dei fumi dimostrarono elevatissimi tenori di ossidi di Piombo, Zinco e Cadmio (oltre il Ferro)che convinsero la direzione della ditta a considerarli  non unicamente un concreto pericolo per la popolazione,  ben oltre l'effetto lordante lamentato dall'ignara popolazione locale, ma anche una ricchezza sprecata da non disperdere nell'ambiente. Verranno di conseguenza potenziati i filtri (unendo l'utile al proficuo). Per poter trasportare efficacemente nella Svizzera interna le preziose polveri vendendole per ricuperarne i metalli ( le prime spedizioni delle polveri, con  treni merci, furono accompagnate dalla perdita quasi totale del prezioso carico lungo il tragitto) verranno pellettizzate in un impianto ad hoc (un processo per creare dalla polvere un granulato, ammortizzato in pochissimi anni d'esercizio).

Due pubblicazioni di riferimento "Saturnismo subclinico" - "Piombo nell'ambiente" (inizio anni '70).

Il motivo per il quale la problematica dell'esposizione al piombo delle polveri di origine industriale degli abitanti limitrofi  fu sottaciuto è da ricercare nella concomitanza del piombo di provenienza dall'intensissimo traffico che affliggeva la popolazione locale. La progettazione dell'autostrada che prediligeva, per motivi costo, la sponda destra (e avrebbe diviso in due Faido) era fonte di preoccupazioni e di polemiche che deviarono l'attenzione degli interessati:  agli oppositori si promettevano paratie antirumore che, ovviamente ma non evidentemente, non potevano proteggere altro che le emissioni sonore degli automezzi.  Nel maggio 1973 a Biasca, L'ATPA organizzerà una $ serata chiarificatrice  ("pane al pane...")

Questi i retroscena che permettono, forse, di meglio comprendere le cronache di quegli anni. I sindacati non fecero altro che richiedere un congruo risarcimento  mensile per lavoro particolarmente gravoso  in favore degli operai (e delle loro organizzazioni). Chi aveva da ridire sulle condizioni propriamente ambientali/insalubri del lavoro nel reparto acciaierie veniva tacciato di fare il gioco dell'esecrato PSA, nido di estremisti e sobillatori inviso alla maggioranza degli operai. Il DOS chiuse più di un occhio.. 

Nel 1975, ad un $ congresso della SAGUF (Atti della Società Elvetica di Scienze Naturali), farò una critica relazione dell'esperienza Monteforno e delle conclusioni che se ne devono trarre.

Alcuni problemi ambientali trovarono la soluzione, si fa per dire, con la massiccia diminuzione della produzione dovuta alla riduzione della domanda di acciaio per le autostrade. Nel 1977 la von Roll diventerà la proprietaria dello stabilimento che inesorabilmente diminuirà i posti lavoro. Nel tentativo estremo di salvare gli ultimi 340 posti di lavoro si tentò senza successo un ulteriore cambio di proprietà (dovuto al rifiuto della von Roll). Si cesserà definitivamente la produzione il 31 gennaio 1995. Già un anno prima della chiusura, le Tre Valli accusavano  il tasso di disoccupazione più elevato della Confederazione. 10 anni dopo la chiusura, la von Roll venderà definitivamente tutte le proprietà nei due comuni.

Di interesse il servizio della TSI che ne ricorda, dopo oltre vent'anni, la storia.

Destino (la cessazione delle attività), quello della Monteforno, non molto dissimile a quella del cementificio di Balerna, la Saceba, che fornì il cemento per la costruzione delle autostrade. Visti con il senno di poi, di problemi ambientali anche lì $ non ne mancarono, seppur in altro contesto. Ma, contrariamente a Bodio  dobbiamo darne atto, se ne fece, a posteriori, di necessità virtù con la creazione del magnifico piccolo gioiello del  Parco delle Gole della Breggia con un bell'esempio di archeologia industriale (analogamente alla fabbrica dei tannini a Maroggia).

 

Riprendiamo il discorso della visibilità televisiva...

Poi ci si abitua all'occhio delle telecamere, e sono un po' diventato di casa, sugli schermi della nostra TV come pure alla radio.   Un esempio TV che esemplifica anche il mio "look" a metà anni '70 per un documentario sul cosa si mangia(va) per Natale ed i rischi dei "progressi" dell'industria alimentare.

Tema, l'alimentazione, allora molto in voga accanto alle trascurate problematiche ambientali.

Memorabile ed introvabile negli archivi RSI la trasmissione radiofonica "Il veleno nel piatto" andata in onda mentre a Roma si svolgeva l'attentato a Papa Giovanni Paolo II (13.5.1981) e nello studio trapelava l'ansia che stava provocando la notizia dell'avvenimento, senza che ne venissimo informati e costretti ad inspiegabilmente sopperire con interventi a ruota libera in sostituzione delle pause musicali programmate ma dimesse per gli avvenimenti in corso, in attesa a che le strutture delle News si organizzassero.

Una esperienza, la presenza sui media,  che sarà utile più tardi, vent'anni dopo, negli interventi a favore dei diritti delle coppie omosessuali.

Amara constatazione retrospettiva: più che la salute, determinanti per l'inizio del risanamento ambientale cantonale furono gli aspetti finanziari delle sovvenzioni federali messi in forse dai ritardi ticinesi e l'aver, che altrettanto tardivamente, capito che sarebbero stati indispensabili anche capillari interventi sul territorio (il sistema fognario) che avrebbero attivato ed indotto golosi interessi locali... altro che coscienza ecologica!

Nel 1980 a Locarno il $ processo Ferrari dimostra  quanto la problematica ambientale, sollevata dal wwf (per la vicinanza della Bolla rossa) e minimizzata dal Dipartimento ambiente dell'on. Caccia, fosse ancora lontana dall'essere completamente recepita.

Dopo 10 anni (Bioggio 1981) ottimisticamente $ si ammettono i ritardi...

Ceresio Anno Zero con Bill Arigoni continuerà l'opera di sensibilizzazione ambientale. Ne ricordo con grande tristezza la sua tragica dipartita.

  20 anni dopo.... (G.d.P. 31 maggio 1993) Se non altro, la situazione è, eufemisticamente, "sotto controllo"... Oggi 2016, dopo oltre altri vent'anni, passando accanto al golfo di Ponte Tresa, ho l'impressione, tra una fioritura d'alghe e l'altra ed la molto variabile trasparenza delle acque,  che la situazione non sia affatto tranquilla... E oltre frontiera non è che si muova molto!

 

Le mie avventure ambientali avranno modo di svolgere ruoli per lo più dietro le quinte con sporadiche apparizioni sui media. Dopo l'affare di Seveso sarò sempre più attivo nel laboratorio SOS Labor a Zurigo. Dall'acqua e l'ambiente, centro delle mie preoccupazioni, passerò al vino delle  alcolemie e a quello del metanolo (dulcis in fundo, al glicol).

  Torniamo a riprendere il filo della Biografia