www.brunogf.ch/bio/stoma

 

Grazie di avermi seguito fin qui!
 Precedente

Il passato, con le sue radici....

Il ritorno dal sacchetto al pacchetto: una guarigione? Ragioniamoci su!

Una bella e centratissima trasmissione della serie Zettel.3 (di Raiscuola) è lo spunto per queste considerazioni:

Cos'è la malattia?

La salute del corpo: quando c'è il silenzio degli organi. La malattia: quando incominciamo a sentire gli organi del nostro corpo che parlano tramite i sintomi. Per la psicanalisi, la malattia è tutt'altro: è un'occasione di cambiamento e trasformazione.

Cosa significa guarire?

Per la medicina sarebbe ripristinare la stato d'essere che precede l'insorgere della malattia. Portare gli organi al silenzio primitivo. In campo psicoanalitico la malattia è la manifestazione della verità rimossa nel soggetto e quindi non è riportare il corpo allo stadio che precede la malattia ma trasformare il sintomo in manifestazione della verità.tenuta in precedenza nascosta.

Terapia,  cura...

Il percorso dalla malattia alla guarigione quale esito/effetto di una cura di una terapia (Therapeia = Servizio -> Attendente-Servitore. Cura = Ansia Preoccupazione) All'origine della guarigione c'era la Premura - Sollecitudine davanti a una persona, oggi sostituita da una somministrazione di farmaci che sovverte completamente l'atteggiamento all'origine del significato.

Il medicamento quale mezzo terapeutico...

Guarigione quale effetto dei farmaci.  Ma c'è l'effetto misterioso del  placebo: 35-40% delle malattie psicosomatiche vengono efficacemente  curate con placebo. In generale si parla di un 80% dei sintomi curati con placebo su pazienti convinti dell'efficacia della cura. Il nocebo, scoperta recente anche se perfettamente prevedibile (ne avevo io stesso postulato la presenza nella mia tesi di tossicologia a Pavia nella prima metà anni sessanta), agisce su pazienti, definibili come pessimisti, convinti del dannosità della cura. In questi ambiti, gli ammalati immaginari dimostrano come la mente influenza in modo determinante i nostri stati fisiologici.



Ricordo che l'intervento  della colostomia è stato più chirurgico che medico!  Ciò nonostante, la medicina ha svolto un ruolo non di poco conto:  dall'anestesia alla protezione con antibiotici (almeno nella cura della peritonite), al controllo del dolore. Dopo un periodo di ricupero grazie alla presenza indispensabile dello stoma,  il processo di ricanalizzazione ha necessitato dell'anestesia ma, grazie al protocollo naturale (
Enganced Recovery After Surgery) in ospedale, altri interventi terapeutici o di prevenzione classici furono ridotti al minimo riducendo anche al minimo la durata della seconda ospitalizzazione.
La vera e propria convalescenza dopo il secondo intervento è stata caratterizzata dalla medicalizzazione del medico di famiglia con una terapia ricostituente antianemica  basata sulla somministrazione di un preparato di Ferro(II) la cui problematica (stipsi, bassa biodisponibilità del Ferro) era risaputa, sulla scorta di valori di emoglobina  sotto la soglia della normalità ed valori di transferrina in calo con il decorso dal primo intervento. Anch'io  La stipsi, effetto nocebo? Non lo credo, visto che un'interruzione di tre giorni dell'assunzione del preparato al ferro mi riduceva sensibilmente ed in modo riproducibile l'effetto secondario che avevo denominato "produzione mio malgrado  di tappi di Prosecco o, se preferite,di Champagne..."
Ma la saga del pacchetto non finisce qui! Quale conseguenza delle mie reiterate osservazioni, il medico di famiglia mi fissa un appuntamento con un ematologo. Per il momento, non ho esplicitamente espresso alcun dubbio sugli esami eseguiti nello studio medico. Motivo? Mi necessita un certificato medico (STC) per giustificare l'intervento settimanale dell'Associazione Opera Prima: Conversando la dottoressa mi sono nuovamente reso conto delle mie difficoltà d'udito: il contesto mi ha spesso permesso di cavarmela egregiamente nel decifrare la conversazione (distinguere per esempio "campo di Spighe " da "campo di Fighe") malgrado evidenti buchi nella sensibilità a specifiche frequenze dovuti ad un incidente anni 70 alla Monteforno di Bodio (esplosione di un  forno e mia proiezione ad una discreta distanza: mi sono fischiate le orecchie per una quindicina di giorni...). Fin tanto che i vicini si lamentavano per un volume della TV troppo alto... Ispezione del canale uditivo e constatazione di tappi di cerume da togliere previo trattamento con Cerumenex gocce (una notte) e risciacquo con esito positivo. Audiometria presso specialista ORL a Lugano.
Sono il classico esempio di accumulo di medicalizzazione? Una vita senza nulla ed ora tutto assieme? Vedremo..

 

Per terminare in saggezza  (farina di un altro sacco...):

Dum loquimur fugerit invida aetas: carpe diem, quam minimum credula postero”

  http://stylesatlife.com/wp-content/uploads/2013/09/Clock-Carpe-Diem-Tattoo1.jpg http://colleges.ac-rouen.fr/boieldieu/IMG/jpg/medium_cadransolaire.2.jpg http://1980sumn.com/wp-content/uploads/2013/09/tumblr_ldt8qcjw1N1qfev4zo1_1280.jpg

http://www.gofireyourself.com/wp-content/uploads/2013/11/carpediem.jpg

http://thelavisshow.files.wordpress.com/2012/06/carpe_diem11.jpg

http://guestideas.com/wp-content/uploads/2014/08/Carpe-Diem-Tattoos-carpe_diem_tattoo_machine_by_iateallmypaste-d342p94.jpg

 http://www.ratemyink.com/images/ul/105/Tempus-Fugit-Carpe-Diem-tattoo-105942.jpeg

http://3.bp.blogspot.com/-eVtWRxEjoRI/TcLIpo4g07I/AAAAAAAAAEk/09wZjtb_Q9Q/s1600/carpe_diem_tattoos.jpg  http://free-tattoo-designs.org/wp-content/gallery/carpe-diem-tattoos/carpe-diem-tattoos07.jpg

 carpe diem tattoos for men 3

 

L'attimo fuggente (con un magnifico Robin Williams)

”Mentre parliamo il tempo sarà già fuggito, come se ci odiasse: cogli l’attimo, confidando il meno possibile nel domani”, scriveva il poeta latino Orazio nelle sue Odi, facendo di quel “carpe diem/cogli l’attimo” una massima destinata a durare nei secoli e ad arrivare intatta fino ai giorni nostri. Ma siamo sicuri che l’espressione sia rimasta proprio così intatta e non si sia anch’essa adeguata ai tempi che corrono? Come si può intendere oggi il “carpe diem” nell’epoca del precariato?

Per Orazio il “cogli l’attimo” esprimeva un’accorata esortazione a vivere il presente, in quanto l’unico tempo che può essere realisticamente vissuto, all’uomo non è dato di conoscere il futuro né di determinarlo, la sua azione ha un effetto tangibile esclusivamente nel qui ed ora. Le occasioni vanno colte, gli eventi e le emozioni ad essi collegati vanno vissuti quando si verificano, non prima. Orazio probabilmente sarebbe decisamente contrario, ad esempio, a quella che, in linguaggio psicologico, definiremmo ansia anticipatoria. Inutile preoccuparsi di qualcosa che potrebbe accadere perché il potrebbe non è una certezza, ma una possibilità, lo si farà se e quando quel qualcosa accadrà. Se non dovesse poi verificarsi l’evento temuto, ci si è preoccupati per nulla, mentre, anche se dovesse verificarsi, essersene angosciati in anticipo non diminuisce certo l’ansia contingente all’evento. La responsabilità del nostro modo di vivere è inderogabile, non possiamo esimercene ed il tempo passa e non torna indietro.

Il “carpe diem” è un messaggio traboccante di buon senso, meno di realismo, l’uomo si cruccerà sempre per il proprio futuro, ma sicuramente la filosofia di vita che sottintende è auspicabile e fatta di una ferrea logica (e questo dimostra come l’uomo non di sola logica viva). Oggi più che mai il “carpe diem” da auspicio filosofico è diventato inevitabile abitudine necessaria alla sopravvivenza. In epoca precaria, “cogliere l’attimo” sembra essere l’ultimo baluardo contro l’abbattimento di fronte all’impossibilità di costruirsi un futuro su basi solide che molte donne e uomini della mia generazione e di quelle a loro vicino vivono. Molte persone si stanno abituando (si sono già abituate?) all’idea che bisogna pensare all’instabilità come ad una condizione stabile. Ci si ribella a quel che devia dalla norma, ma se la devianza cambia lentamente fino a diventare la norma, non si ha più nulla a cui ribellarsi.

Oggi si lavora e si percepisce di che vivere, domani chissà o viceversa oggi non lavoro, ma domani qualcosa spunterà fuori, è così che ormai va sempre. E’ diventata la consuetudine, in quanto, nel bene o nel male, accettata ed in vigore. Mal comune mezzo gaudio e chi si accontenta gode, se proprio non vogliamo scomodare Orazio. Non si vive, si sopravvive, l’arrangiarsi diventa una forma d’arte nella quale si impara ad eccellere in bilico tra l’acceso scoramento di certi momenti ed il pensiero“tutto sommato lo stretto necessario non mi manca”. Pensare al futuro implica angosce che, nel presente, hanno maggiori possibilità di essere sedate ed allora viviamo il tempo attuale.

Il “carpe diem” degli anni duemila è ben lungi dal ricalcare lo spirito del poeta romano, ma paradossalmente è un moto di pensiero che rimane intrappolato in un significato tra il salvifico (permette di non abbattersi) e la condanna (fa credere che le cose non possano andare altrimenti e, se non c’ è niente da fare per cambiare lo stato delle cose, niente si fa). “Cogli l’attimo” per sopravvivere, non per scelta consapevole, ma per difesa, più o meno consapevole, più o meno accettandolo. Contattare il dolore e la fatica dell’incerto non è possibile senza farci vacillare ed allora finché c’è da arrabattarsi c’è speranza, di cosa non saprei dirlo.

28A