cammn Rientri in Ticino 

(Il titolo sott'intende anche altre temporanee partenze...).

Nove lustri da ricordare, sono molti! 

Riassumendo le tappe più importanti

Volontariati, dapprima per le cause " " curandone il gregge, poi per  i coetanei  (anagrafici s'intende...)

Date di riferimento: 1965 1970 1975 1988 1991 1994 2003 2016

Arrivato inizio 1970(? 1969!) a Lugano con l'intenzione di prendermi un po' di vacanza in attesa di un nuovo lavoro probabilmente a Ginevra, mi sono trovato, non so come, a partecipare all'assemblea annuale  dell'Associazione Ticinese Protezione Acque (ATPA più tardi allargherà il campo all'Ambiente).

Lugano, dopo quasi 5 anni di assenza, non mi pareva più quella dei miei ricordi. Avevo, nel frattempo vissuto altre realtà urbane che mi avevano, evidentemente, fatto cambiare "prospettiva" rendendo più complicata la percezione dei cambiamenti in atto nella città dov'ero cresciuto. Già da studente zurighese, cosciente di avere pochissime probabilità di trovare da chimico una occupazione in questi lidi, me ne feci di necessità virtù. La nostalgia era un sentimento che mi era  e resterà alieno vivendo appieno le realtà locali, contrariamente ai miei compagni di studio ticinesi che non mancavano le occasioni, aggregandosi (giocando a carte allo "Stud" Studentenheim, o prendendo la domenica sera l'ultimo treno per Zurigo) di sentirsi "ticinesi espatriati". Se da un lato, la mia famiglia già di per sè polarizzata nelle due componenti cis e transalpine mitigava, da ibrido,  i sentimenti di appartenenza alla cultura "latina", dall'altro la particolare situazione che vivevo, in quanto "diverso", con la famiglia allargata dal matrimonio locale mi aveva evitato conflitti nel nome di una tolleranza che apprezzavo in quanto mi permetteva, senza troppe complicazioni, di essere "what i'm".

La convivenza con la moglie Fiorenza, fino allora praticamente formale grazie alla sua attività ticinese, sarebbe, con un rientro a Lugano, diventata più concreta. Infatti, la decisione di collaborare attivamente con l'Associazione Ticinese Protezione Acque abbandonando Ginevra aveva quale ineludibile effetto non secondario una almeno formale coabitazione con Fiorenza.   Ammetto che la decisione non fu facile anche per questa conseguenza.

Comunque grazie alle conoscenze di Fiorenza, trovammo un bell'appartamento moderno in via Clemente Maraini nel quartiere Loreto che, allora, era ancora relativamente tranquillo. Tra i vicini di quartiere che incontravo nel supermercato sotto casa, una simpatica Mina con la quale scambiavo frequentemente quattro convenevoli  facendo finta di non sapere chi fosse. Il discorso sulla musica fu iniziato dalla interlocutrice parlando di un suo viaggio in Francia e di Edith Piaf. Donna con stile, Mina Mazzini! L'apertura autostradale di Lugano-Sud  rese decisamente più trafficata Via Maraini ed i suoi semafori sotto casa.

Ci trasferiremo in zona decisamente, seppur centrale,ma più tranquilla,  al primo piano di una vecchia casa/villa  dell'architetto Giuseppe Bordonzotti in Salita dei Frati (con studio degli architetti Tami. L'appartamento "nobile" a pianterreno era di Rino Tami. Ne ricordo la grande biblioteca a balconata.). Simpatici i proprietari entrambi farmacisti, lei sorella dell'avv. Renzo Respini.  La terrazza con la vista sul golfo diventerà tradizionale punto d'osservazione delle feste del lago (non sempre andò tutto liscio: cerca "adozioni" in $ PrimiPassi). Un vicino di rilievo, nella Villa Florida, il quasi coetaneo Fernando Bordoni amico di Carlo Cotti. Il convento dei Frati Capuccini con la sua Biblioteca ed il verde dei suoi vigneti animati da operosi fratelli completavano il vicinato.

Inizierà, in un susseguirsi di episodi legati a contingenze imprevedibili, la mia avventura ambientale all'insegna dell'Associazione Ticinese Protezione Acque che si intreccerà in modo determinante con la mia storia.

Non ho avuto esitazioni nel citare in modo univoco gli attori della mia ricostruzione di vicende ormai "datate", molti dei quali ormai deceduti. Citarli semplicemente o ambiguamente con le loro iniziali non avrebbe che mancato di incisività, senza pertanto nasconderne l'identità data dal loro contesto storico e dalle loro funzioni. Nessuna intenzione di metterne in dubbio la loro onorabilità  di onorevoli (omen nomen). Se gli onorevoli hanno mancato ai loro doveri rendendo ossimoro il titolo di cui si fregiavano grazie al consenso elettorale o partitico, ciò è una conseguenza delle loro azioni e non delle mie descrizioni che ho cercato di confermare, oltre a quanto potessi ricordare dopo tanti anni, con riscontri dai media che non furono mai contraddetti dagli interessati.  Questo non vuol essere un "disclaimer".

Dopo queste premesse ed un link al capitolo dedicato all'"A.T.P.A." che merita una trattazione a parte, torniamo alla mia cronaca biografica che riprende dopo l'apertura del laboratorio di Massagno:

Il mio ufficio lo arredai dalla parte meno rumorosa dello stabile. Ricordo con orrore che feci installare una grande biblioteca fatta di cubicoli 30x30x30 cm ricavati tagliando condutture in Eternit. Dopo oltre 6 anni, facendo una perizia per un mesotelioma mortale di cui fu vittima un operaio della ditta che vendeva al taglio l'Eternit nei pressi di Molino Nuovo, mi resi conto del pericolo che stavo correndo. Ero il ciabattino che girava con le scarpe rotte?

Il lavoro amministrativo (rapporti con i risultati, fatturazioni) erano estremamente laboriosi. Olivetti era allora leader nel materiale d'ufficio. I primi tentavi di automazione di questi compiti mi portarono presto alla convinzione che si poteva fare parecchio anche in laboratorio e mi dotati di una P 201 a schede magnetiche, allora una grande novità che ben presto sostituì la Divisumma 24  conosciuta ai tempi dei lavori di diploma al Poly. Funzionò, o meglio, la feci funzionare! Trovai anche il modo di connetterla ad una macchina da scrivere. Poi arrivò la soluzione che combinava la funzionalità al design.

Il Ticino è piccolo, le voci corrono. Una delle prime richieste di intervento ebbe il sapore di una scherzo:

telefonicamente, mi fu chiesto se conoscevo un solvente per le colle ad azione rapida che non fosse pericoloso per pelli delicate. Poi venne chiarito il frangente: La Croce Verde era dovuta intervenire per liberare uno sfortunato finito in una spiacevolissima situazione. Volendo fissare con queste colle un porta-rotolo da toilette, lo sciagurato infilò il braccio dietro la catena e si toccò accidentalmente il membro con un dito su cui vi erano tracce di colla, restando prigioniero in panico per la sua incolumità. Impotente, la chimica lasciò in quel caso spazio all'intervento chirurgico, sacrificando le parti meno delicate.

Questi ed altri episodi particolari episodi sono descritti in una $ prima stesura elaborata una decina di anni or sono . In parte si tratta di ricordi che ho mantenuto nella versione corrente, ma ce ne sono altri che nel frattempo si erano in molti particolari, mio malgrado, sbiaditi. Non ho volutamente letto quel documento per non esserne influenzato... Dettagli che mi  hanno piacevolmente sorpreso e sorprenderanno anche voi! Buona lettura!

   & (Ctrl+f) Parole chiave per ricerche mirate ai capitoli della $ prima stesura ( & nelle oltre 300 pagine del sito brunogf.ch): " A.T.P.A", "Monteforno", "Icmesa", "Magadino", "Vapko", "Fato e farmacisti", "Centro svizzero", "Gösgen", "Alcolemie atto secondo", "incontri", "gestanti", "Arrivi", "Adozioni", "Aborti", "atomica CH?","veleno nel piatto",  "in vino veritas", ... 

Un primo contatto con le autorità del Governo a Bellinzona lo ebbi nell'ambito del caso delle inchieste insabbiate.

Al Palazzo governativo esisteva un distributore di carburante per rifornire le auto ufficiali e le auto di servizio, principalmente quelle del corpo di polizia. Nello spazio di alcuni giorni, un grande numero di automezzi che si servivano di quel distributore ebbero grosse disfunzioni ed andarono in panne, provocando una serie di disservizi. I meccanici si resero presto conto, visti i residui biancastri nel motore, che qualcosa non doveva quadrare con il carburante. Vista l'urgenza della situazione, si pensò di poter affidare le ricerche del caso, parallelamente all'EMPA di Dübendorf (Istituto federale prova dei materiali), anche al nostro laboratorio. Con un pizzico di fortuna ed un mirato utilizzo dell'IR fummo in grado di riconoscere rapidamente nei residui dei motori danneggiati la presenza di Ossido di Silicio. L'ipotesi dell'origine dei residui nei carburanti era, a prima vista, difficile da prendere in considerazione in quanto non si conosceva nessun additivo per benzine che avesse il Silicio nella composizione chimica.

Avendo a disposizione l'assorbimento atomico e la possibilità di determinare con questa tecnica il Silicio (per ogni elemento occorreva una lampada specifica) abbiamo rapidamente scoperto la presenza di notevolissime concentrazioni di questo elemento nella benzina, che doveva verosimilmente essere in una forma organica solubile negli idrocarburi.

Alcuni giorni dopo, nel basso mendrisiotto un altro distributore lamentò gli stessi fenomeni. Si venne a sapere che veniva rifornito dallo stesso trasportatore e dall'identica raffineria. Per farla breve: l'autotrasportatore riciclava alcuni solventi ad alto numero di ottani provenienti da un'industria chimica non discosta dalla raffineria, aggiungendoli alla benzina destinata alla Svizzera senza particolari effetti negativi per l'utilizzatore. Senza preavviso, l'industria chimica modificò la composizione del materiale da riciclare con la presenza di composti organici di silicio, con le conseguenze di cui sopra. Un episodio dimenticato, ma che potrebbe ripetersi.

 

Un Laboratorio di analisi vive del lavoro di routine fornito dai suoi clienti. Quale nuovo arrivato in Ticino, cercai di portare aria nuova in una costellazione di piccole industrie farmaceutiche a conduzione quasi famigliare con pochi padri padroni che facevano il bello ed il brutto tempo all'insegna del "io mi prendo i rischi, ti pago, fai quel che ti dico". Era un po' come l'imprenditore che gestiva un ristorante: il personale, dalla cucina al servizio, doveva adeguarsi all'immagine legata al ritrovo. Se si seguivano fedelmente le ricette delle specialità servite ai clienti, non c'era motivo di preoccuparsi. Cosa, effettivamente, succedesse nelle cucine era garantito dal marchio di qualità implicito nella locazione dello stabilimento, nel nostro caso la Svizzera dello Swissmade. Che  ci fossero divari nelle mentalità di conduzione rispetto ai colleghi (cuochi/farmacisti) d'oltralpe, grazie anche alla particolare situazione elvetica di stato federale che aveva demandato molti compiti alle singole peculiaretà cantonali, non era ovvio alla clientela internazionale che vedeva nello stendardo rossocrociato un motivo di grande fiducia e considerazione. La sanità e la produzione di medicamenti erano un esempio di questi limiti confederali:  i cantoni, pur avendo demandato parte delle loro competenze all'Ufficio intercantonale Controllo medicamenti, ne mantenevano localmente i diritti in materia e ne subivano, volenti o nolenti, le conseguenze che permettevano una gestione delle contingenze dei loro territori. In questo ambito, il Ticino non rappresenta(va) un'eccezione. Accanto ad alcune ditte "serie" ce n'erano altre... che ne hanno approfittato. Nessun riferimento alla situazione attuale! Ricordiamoci che ci trovavamo alla fine degli anni sessanta...

Le sorprese nel controllo di qualità meritano in capitolo a parte!

Avrò la fortuna di essere apprezzato da due ticinesi di spicco (i futuri professori Tiziano Moccetti e Aurelio Pasi)  con i quali le collaborazioni mi porteranno lontano.

Una grande novità, allora. Lavoro d'avanguardia che si rinnovava con altre sfide, visto che il successo di molte iniziative si concludeva con l'esecuzione di massa cui non ero minimamente interessato ed attrezzato che lasciavo, benevolmente rinunciando alla pecunia, ad altri riservandomi le nicchie meno remunerative ma ben più stimolanti. E non tutte le ciambelle riuscivano... con il buco. Ma chi non risica...

A questo punto, rendendomi conto che il mio linguaggio di chimico non veniva che raramente compreso dai medici (avevo anche dei regolari incontri all'Ospdale Civico con gli assistenti del Dottor Moccetti) e che c’era molta ignoranza circa la tossicologia dei medicamenti e la conseguente necessità di dosarli adeguatamente per evitare sotto- o sovra- dosaggi, sono andato a oltrefrontiera dove mi sono iscritto alla facoltà di medicina di Pavia tornando a fare lo studente "a côté"...

Nell'ambito della tossicologia d'urgenza, le determinazioni del tasso alcolemico assunsero notevole rilevanza per le quali avevo ottenuto il riconoscimento federale del dipartimento di Polizia. Il Consiglio di Stato decise di mettere a concorso quelle in relazione alle leggi sulla circolazione stradale fino  a quel momento eseguite, per diritto acquisito, da un altro laboratorio ticinese.

Vinsi il concorso cantonale proponendo una soluzione innovativa. Poi le cose si complicarono... eccome!

Le peripezie "alcoliche" ticinesi non furono l'unico motivo che mi spinsero all'avventura  zurighese con il SOS Labor. E' vero che il Ticino mi stava stretto, ma i miei interessi di chimico-tossicologo ebbero il sopravvento e,  non lo nego, l'opportunità di poter essere quello che ero ( felicemente Gay) fu irresistibile. Mantenni i contatti con il Ticino: da un lato l'A.T.P.A. con le sue vicende e dall'altro continuavo ad essere attivo con il laboratorio di Massagno.

Un altro motivo di volgermi Oltre Gottardo, la tragica morte di Guido di Modrone mio compagno di studi al Poly, con il quale avevo grandi progetti. Veniva spesso a trovarmi  e restava a cena sorprendendo i convitati, buon sangue (blu) non mente, per il suo fare un po' fuori dal tempo: al dessert pelava la banana con tanto di forchetta e coltello... Era un personaggio estremamente acculturato, conosceva ed amava la musica ed il teatro, che lo avvicinava a suo zio Luchino. Imparentato dalla madre con gli Erba di Lecco, nella primavera del 1974 pensavamo, dopo che avevo avuto modo di apprezzare le attività industriali della famiglia sparse in tutta la penisola, di costruirne un ramo "svizzero".  Si era deciso di vederci in autunno. Ignaro dell'incidente da sub che gli costò la vita  nella residenza estiva (Taormina, 6 Agosto 1974) della moglie (una Gorgone di Catania) cercai di contattarlo a Milano. Ricorderò per sempre lo scompiglio dei suoi collaboratori...

In Ticino, comunque, mi troverò a collaborare con inquirenti che mi diedero fiducia

Una storia, quella di Seveso, che incomincia da lontano, accumulando una sequenza di fatti imprevedibili. Se non avessi fatto la scuola recluta a Coira (e conosciuto Paul Guidicelli mio caporale),  lavorato a Ginevra (con Jolanda Grieder la basilese  futura segretaria di Jann della Roche ed essermi  occupato di applicazioni militari per la Nato),  se non avessi aperto il laboratorio a Massagno (accanto al farmacista Alberti amico dei von Zwehl), avuto a che fare con la RSI (ed il giornalista ecologista Luciano Marconi), coltivato relazione particolari (con il concierge dell'albergo la Palma), se...

1976 Il disastro di Seveso, un periodo ricco di avvenimenti che mi coinvolsero personalmente culminando nell'episodio di Magadino, lo vissi più in Ticino che a Zurigo. E non furono necessarie, grazie alle investigazioni di "intelligence" di un giornalista ticinese, analisi per la fattispecie, al contrario della vicenda di Gösgen che mi vide contrapposto al prof. Brandenberger...

 

 

Zurigo mi ha permesso, nella sua lontananza (non tanto geografica ma di mentalità) di vivere tranquillamente la mia diversità e farne tesoro al mio rientro definitivo in Ticino.

Dopo oltre 10 anni di intensa attività a Zurigo in cui non ho mancato di assumere scomode posizioni anche polemiche nei confronti di prassi che ritenevo inadeguate navigando controcorrente, mi decisi di pensare razionalmente al mio “dopo” e di preparare, da ormai quasi cinquantenne, un futuro più tranquillo e fisicamente meno impegnativo. Il laboratorio, traslocato a Dübendorf passerà in altre mani. Saranno i momenti dello scandalo del metanolo nei vini (1986), come pure quello, austriaco, del glicole etilenico, una manna per i pochi laboratori in grado di eseguire le analisi.

Il Ticino, propriamente, l'avevo allontanato, non lasciato. Ne testimoniano i mie interventi TV degli anni '80.

Non me la sono sentita di accettare le pressanti proposte di ritornare negli States a San Francisco che mi avrebbero definitivamente allontanato dal Ticino, sostenute da Pasi e dal collaboratore-successore di Sunshine, Steven H. Y. Wong, mio frequente ospite al SOS Labor a Zurigo. Libero da impegni, piovvero altre analogamente allettanti proposte per Roma a rappresentare una multinazionale svizzera, New York all'O.N.U. (nell'ambito del doping).

Rientro, "definitivo", in Ticino (trasloco con la spiacevole perdita della mia vasta collezione di arte astratta che sostituirò con altrettanto vaste raccolte di fotografie di nudi maschili) in un più solatio paesaggio dov'ero cresciuto ed avevo le mie radici, abbandonando le nebbie alte zurighesi,

attività creativa di insegnamento per i laboratoristi in chimica presso la scuola apprendisti di Trevano, di buon ricordo dei miei ex allievi.

 

Non potrò esimermi di occuparmi ulteriormente delle prassi per $ il controllo delle piscine... Anche questa problematica sarà affrontata con un "altro occhio" innovativo, le norme HACCP con l'ausilio delle tecniche di elaborazione dati per poter individuare con notevole anticipo eventuali disfunzioni o trend indesiderati ed attuare adeguati provvedimenti. La redazione di Un manuale di autocontrollo per la gestione delle piscine collettive  ($ pagine esemplificative) all'attenzione dei responsabili ha concluso i miei lavori. Proposta del 2007.. Testamento? Zukunftmusik? Avevo iniziato la mia carriera ticinese  con questa problematica e la chiuderò indicando una nuova via...

Impossibile resistere alla tentazione di offerte per la creazione ex novo di un ulteriore laboratorio secondo gli ultimi dettami... dapprima a Porza (TCLab, via Cantonale 20) che diventerà la GIFE di Bioggio al Centro Nord Sud. Nel 2008, questa struttura, analogamente al SOS Labor di Dübendorf nel 2013, verranno integrate in Unilabs.

Ma anche più tempo libero da dedicare, nel clima insubrico, alla causa dei Gay in Ticino mantenendo i rapporti con Zurigo.

1986 Tschernobyl lo vivrò dal nuovo laboratorio di Porza. Situazioni Kafkiane... meglio non dire altro. Altro che dover spazzolare l'insalata... In Ticino il fallout è stato massiccio, e il Cesio radioattivo ci è rimasto per  lungo tempo, inglobato dalle catene biologiche. Il pesce delle acque svizzere era "off limits" mentre quello oltre l'invisibile non lo era...    Ho ancora ben presente le polemiche che seguirono per la proibizione dei fuochi all'aperto imposta da Mario Camani. A chi gridava ad un allarmismo ingiustificato venne ricordata (in una lettera aperta al Quotidiano di Silvano Toppi la polemica sull'inquinamento delle acque dandomi atto, con tanto di nome e cognome titoli compresi che avevo avuto ragione e che non avevo nemmeno esagerato. "Virtù viva sprezziam, lodiam estinta". Ho recepito il riconoscimento come un epitaffio tombale: era giunto il momento di lasciare la "scena ambientale" ... e di occuparmi d'"altro" o di "altri"! (Comunque, il Quotidiano di Silvano Toppi ha pagato duramente il suo schietto atteggiamento nei confronti dei poteri forti: gli verranno negati gli indispensabili appoggi finanziari costringendolo a chiudere dopo breve vita... Recentemente, in uno dei suoi corsivi per la Regione, Silvano Toppi ricorda i tempi dell'A.T.P.A.). Anche Mario Camani si farà una seconda vita! E non sarà a suo dire per niente facile, nemmeno quella di clown... Un "collega",  Mario Camani, che ricordo con simpatia per i suoi "segreti" che gli permisero di superare non poche difficoltà. Oggi si firma "fisico, ecologo, artista".

L'uscita di scena la organizzai nell'ambito di una ultima conferenza sul tema della protezione dell'ambiente nel Mendrisiotto. Mi ero reso conto, ed infastidito, che queste mie esternazioni lasciavano il tempo che trovavano. Decisi pertanto di tirare un brutto scherzo agli ascoltatori( quasi una setta di fronte al guru): con alcuni testimoni messi al corrente dell'inghippo, feci un discorso dai contenuti esattamente opposti al mio pensiero. Nessuno, tra il pubblico, se ne accorse. E non glie lo mandai a dire... Amareggiato, lasciai il panorama!

La fine dell'A.T.P.A.: un capitolo di cui, onestamente, ricordo ben poco. Vi fu un Kautz che era intenzionato, quale importante famiglia di spazzacamini, a prenderne le redini nell'ambito di rendere obbligatori i controlli degli impianti di riscaldamento. Cosa poi successe, non sono in grado di riferirne. Erano comunque i tempi in cui si iniziavano a prendere in considerazione soluzioni alternative per il riscaldamento degli edifici. ($ GdP 9 Maggio 1980)

Comunque, nel 1983 - '84 mi ritirai da molti impegni ticinesi: lasciai il posto a più giovani (il mio collaboratore Giuseppe Greco) nell'$ Associazione dei chimici come pure la gestione del laboratorio di Massagno che cambierà di designazione (L.A.S.R.A.)

Mitici

 

Mitici il mio cinquantesimo (1988) al roccolo del Tassino (noto luogo di battuage gay) dove ho riunito gli amici cis- e trans- alpini per una festa in costume all'insegna di “Una notte di mezza estate”.

Il parco panoramico, nei pressi della stazione

(altri dettagli di com'è andata...) Dopo poco meno di tren'anni...

 

 

Dai 50 ai 65  pensavo di passare un momento più tranquillo. Non fu così. Trovai il modo di venir trascinato dal mio carattere battagliero in una nuova sfida da mission inpossible: il riconoscimento dei Gay in Ticino!

Torniamo o alla cronaca più personale, dopo il mio pensionamento.

Non è stato facile, come ogni cambiamento, seppur previsto con anticipo.

Ho spostato i miei interessi verso la vicina metropoli che ho imparato a conoscere in tutte le sue sfaccettature grazie ad una   nuova relazione non scevra da problematiche e sfide legate a stereotipi vigenti per tutti i rapporti di coppia nel Bel Paese. Ripeto: je ne regrette rien...

A Caslano, mia madre ci veniva regolarmente anche ultraottantenne a farci le sue camminate nei dintorni. Ne era entusiasta. Ci lascerà nel 1999 a 86 anni,  dopo quasi vent'anni di vedovanza, stroncata da un carcinoma affrontato che con cure palliative. Un mattino, fu trovata serena nel suo letto. Come lo fu mio padre, a 78 anni.  Avrebbe potuto vivere di più, se non avesse dato seguito al consiglio del suo medico ginecologo di lasciar perdere, consideratene l'età, ai suoi controlli preventivi.

 

Nel frattempo, abbandonata l'auto, trasloco da Massagno a in quel di Caslano (1.09.2004), nel nucleo, nel suo cuore, Contrada al Lago. Il lago  e la sua passeggiata a portata di mano. Di fronte, dapprima il macellaio, poi la gelateria artigianale con, in stagione, i crocchi di bambini e di turisti a gustare. Il simpatico parrucchiere sotto casa, che d'estate serviva i clienti nella corte. Più in là, l'edicola con il giornalaio curioso. Appartamento all'ultimo piano, mansardato e tipico delle case ristrutturate di Caslano (guadagnando un piano ormai non più utilizzabile nel tradizionale ambito rurale ). 

Poi, non lontano dall'abitazione precedente, con l'aiuto di Domenico, in Contrada dei Fiori (1.09.2009). Sempre in zona pedonale. Aria di paese, con i vicini da salutare quando si affacciavano alla finestra della corte o della strada. Attutite le campane della Chiesa parrocchiale. Più lontani, gli echi notturni e musicali delle feste al lago. Per contro, si capiva ogni parola, amplificata dall'arco che dava sulla piazzetta, degli incontri in tarda mattinata delle signore da Carlo. Contrada tranquilla, salvo quelle poche occasioni in cui i mercatini invadono animatamente tutto il centro del nucleo. Anche qui, un "particolare" appartamento all'ultimo piano ("per aspera ad astra") ristrutturato ma su due livelli, con mansarda camera da letto e biblioteca. Piccolo balcone sulla corte.

 

La piazzetta, luogo di concerti. Suoni che raggiungono la vicina abitazione. Sinceri applausi di gradimento. Il classico bar con fuori i tavolini. Il negozietto di paese.

 

Il nucleo, le sue piazzette,  gli angoli nascosti nelle Contrade e le Corti a misura d'uomo, la quiete, in contrasto con la città.

La gente, quando passi, anche mano nella mano con il compagno, ti guarda. Per loro, esisti: anche se si pongono  e vorrebbero farti un mucchio di domande.

Lento, reciproco, adattamento alla realtà locale. Le risposte, se le passano tra di loro. Anch'io, di domande, ne avrei molte. 

 

Magliaso_Caslano_Fall_2008
Lunghe esplorazioni fotografiche attorno (Autunno 2008, nel tardo pomeriggio), alla scoperta di luoghi vicini.

Parco dell'Argentera
Oltre confine, sorprese altrettanto incantevoli:
Scoperto grazie alla pista ciclabile creata sul vecchio tragitto della ferrovia-tram Ponte Tresa - Ghirla che supera, grazie ad un viadotto ed una galleria, la valletta con il parco dell'Argentera.

 

Riscoperta della Foce della Maggia in compagnia di Peter. Quasi giornalmente, nella bella stagione, lo accompagno, armato di macchina fotografica, in quel piccolo paradiso ad un'ora di auto da Caslano. Documenterò, oltre il fluire delle stagioni, l'estro creativo di Peter che integrerà nel paesaggio notevolissime composizioni dai vivaci colori. Oltre tutto, la zona protetta "riserva ornitologica" era un ottimo rifugio per fauna ben dotata. Last but  least, una bella abbronzatura integrale sarà invidiata negli ormai rari soggiorni marittimi, visto che l'Orrido di Ponte Brolla non ci lascia mancare nulla!
 

Integrazione grazie al volontariato nel $ Centro Diurno e la sua biblioteca. Un impegno che ha anche un suo tornaconto pragmatico: non avrei rischiato di essere dimenticato il giorno in cui non sarei stato in grado di comunicare con l'esterno. La cronaca insegna.

Memore della messa a punto dei primi corsi di informatica alla Migros a Lugano,  aiuto gli "AVS" a superare onorevolmente le sfide lanciate dai loro nipotini nell'uso di PC (spesso non dell'ultima generazione  ma non per questo "meno abili"), Tablet e Smartphone. 

Ancora negli anni '80, senza mouse, guai a toccare gli schermi! Prima ancora di Windows 95. Gli allievi negli "anta" stressati all'idea di non farcela con la nuova tecnologia IBM in contrasto con i Mac che apparivano come feudo dei più giovani. Fax imperanti  negli uffici, rumorose stampanti ad aghi con formulari zebrati, lentissimi modem esterni,  ingombranti Monitor EGA che stancavano gli occhi, USB ancora a venire... 

Prolog, linguaggio "alternativo"... che richiede l'innata flessibilità dei bambini.

Alla scuola Migros di via Pretorio sperimenteremo con gli "avanzati" anche la programmazione in Pascal (un Basic migliorato al Poly di Zurigo). Il Prolog (linguaggio di intelligenza artificiale basato sulla pura descrizione di regole,  il "cosa") , quasi impossibile con gli adulti ormai deformati alla programmazione del "come" e dei suoi algoritmi, funzionava benissimo con i bambini. L'avvento di Windows e delle sue flessibili applicazioni renderà, purtroppo, obsoleta ai più l'attività della programmazione.

Pioniere... Guardavo le nuvole!

Peccato. Mi rifugerò a modificare gli open source alternativi... e l'HTML!

Ho dovuto mettermi "à la page" con i  social media che guardavo con sospetto. Occasione del mio esordio in Facebook, l'avvenimento cosmico ( il terzo nella mia vita, dopo quelli dell'ottobre1961 da una terrazza del Poly a Zurigo e davanti a Spazio Gay a Massagno nell'agosto 1999): l'eclisse solare nell'equinozio di primavera 2015) da osservare in compagnia, armati di filtri, al Centro Diurno. Si son messe di mezzo le nuvole...

Una bella collezione di Album su Flickr! (Alcuni contenuti !) Il viaggio in Egitto (oltre 8 settimane al Cairo, libero di curiosare ovunque...) ha trovato la sua documentazione visiva. Molte passeggiate, la mia passione.

Sempre curioso di quel che succede attorno a me! Il rito della Tombola, (visto con un altro occhio) per esempio.

 

 

 


E Oggi?




Domanda che mi obbliga a rivolgermi al mio passato più prossimo.
Guardare il calendario per sapere esattamente che giorno sia...

Se dico di avere ogni tanto delle
"discronie", mi sento rispondere con un consolatorio (sincero?), ma comunque fuori luogo, "Succede anche a me!".
Sarebbe come dire, che "Mal comune..."...

 

Al motto di "Carpe Diem", senza rimpianti. Il "tempo" merita un paio di sagge considerazioni!

 

Sto bene. Non ho cessato di interessarmi a tutto. Ogni giorno ne invento una nuova. La noia non fa parte della mia personalità e non la conosco. Ho sempre la giornata piena e quando vado a letto sono pieno di progetti per il giorno che verrà.

Nessuna fretta. Se, alla cassa di un negozio, una frettolosa signora mi frega la coda e poi, per completar l'opera, trova pure una qualche improbabile scusa, ho pronta la battuta: "Si accomodi pure. Mi fa un piacere!". Perplessità della  spiazzata da tanta mia disponibilità:  "???". "Chi ha fretta di arrivare alla cassa... finisce prima nella cassa!".

Mi piacciono gli obiettivi un po’ impossibili. Mi piace scavalcare i muri. Tutti. Le cose facili non mi piacciono. Sono stra-occupato in hobby diversi coltivati da una vita, sempre alle prese con missioni impossibili. Queste pagine web... chi me le fa fare?

L'ultimo trasloco (Novembre 2015), per esempio. 

Mi ha fatto perdere un qualche chilo che non era di troppo.

Ma ne ho fatto di necessità virtù: mi sono dovuto rendere conto che, a volte, non c'è peggior ciabattino che quello che si ritiene proverbialmente buono, a girar con le scarpe rotte. Nel mio caso caso, proprietari e titolari di una ditta di riscaldamenti, una casa dotata di impianti decisamente obsoleti ed inefficienti, oltre che mostruosi nelle bollette AIL.

All'ultimo piano. Balconcino sulla corte. Zona riposo e biblioteca nel sottotetto mansardato.

Studiolo e salotto. Tra libri e quadri...

L'appartamento, seppur scomodo per un anziano, mi piaceva ne ero affezionato e pensavo sinceramente che non avrei mai più cambiato, anche se molti amici mi dicevano che quelle scale ripide, prima o poi mi avrebbero potuto creare seri problemi...

Trasloco deciso nello spazio di una settimana ed eseguito immanentemente, in fretta e  furia, sulla scorta di una situazione paradossale ed insostenibile nello svolgimento dei lavori di "ristrutturazione" o, con le relative conseguenze pro domo, di "miglioria". $ Una nota a futura memoria...

Trovare un altro appartamento nello spazio di alcuni giorni: operazione non facile che rasentava, tanto per cambiare, l'impossibile. Le ricerche in rete, luogo deputato dei miei primi tentativi alla soluzione del problema, furono tutt'altro  che incoraggianti. Passai poi in rassegna le vecchie conoscenze della zona... Di proprietà del padre di Johnny Conte, un bell'appartamento di concezione moderna in quel di Magliaso, vicino al lago,  era disponibile al piano terreno ma risultò decisamente piccolo.

Grazie ad un passa parola al Centro diurno, dove da bibliotecario mi ero (ri)fatto le ossa sin a diventare (primo inter pares) presidente dell'associazione dei volontari, arrivarono le segnalazioni di cartelli-annuncio di appartamenti sfitti con i numeri telefonici da contattare. Al Centro diurno  ben si conosceva la mia situazione che stavo affrontando con i padroni di casa "ciabattini dalle scarpe rotte": il mondo è piccolo! Non posso escludere che una qualche soffiatina all'ufficio tecnico comunale, con la descrizione della mia situazione paradossale e decisiva per l'intervento delle autorità che mi diedero via libera allo sfratto a corto termine,  sia stata originata tra i giocatori di carte o i lettori dei quotidiani con i quali avevo, devo ammetterlo, contatti limitati ad un qualche commento, in una lingua adeguata all'interlocutore (un maccaronico dialetto che svelava le mie origini extra-malcantonesi),  sulla cronaca d'attualità ma che sicuramente erano tutt'orecchi nell'ascoltare le mie confidenze con la paziente volontaria di turno al bar. Mi avevano, i signori avventori del Centro, soprannominato "ul Sciur Maestru", penso riferendosi al mito di Angelo Frigerio: la cosa, diciamolo, non mi dispiaceva affatto.

La fortuna fu dalla mia parte. Il primo contatto preliminare con il nuovo potenziale padrone di casa fu quello giusto. Dopo una visita alla locazione, che stava terminando i classici interventi di rinnovo dell'appartamento, non ebbi dubbio alcuno. Per una persona "sola" i quattro locali e mezzo, per lo più ad un affitto moderato, potevano sembrare eccessivi. Ma il padrone, un anziano farmacista che si era anche dato alla politica, si ricordava di me ed era ben contento di venirmi incontro preferendomi ad altri candidati. Meglio così!

Ci volle un buon semestre per ricreare un po' d'ordine alla destinazione: gli archivi vennero nuovamente alla luce fornendo non pochi spunti per le presenti considerazioni. Non tutti i mali...

Ora sono sistemato in un luogo forse meno originale, ma ben più comodo, con un riscaldamento a mia piena soddisfazione, ambienti luminosi ed accoglienti per i miei nuovi compagni cui dedico molte attenzioni, le piante (accanto ai traslocati Beaucarnea, Schlumbergera, Bonsai e la Dracaena, si aggiungeranno in casa e sul balcone, una trentina di altri esemplari). E con gli anni, anche le comodità contano. Comunque, alla nuova dimora ho irresistibilmente dato il mio tocco personale. Poco spazio libero sulle pareti.  Impossibile, altrimenti!  

Mi piace la tecnologia e mi occupo di letture, arti che sollecitano tutte le mie sensibilità e sensorialità, fotografia, montaggi di video, delle piante a loro agio in casa e sul balcone… entusiasticamente, all'insegna, apparentemente forse un po' caotica, della creatività. Stò arrivando alla quarta età caratterizzata da tendenze "filosofeggianti": ho ripreso, forse con un altro occhio, lo studio di Elisarion, quello del "Chiaro Mondo dei Beati" ora al Monte Verità di Ascona cecando di capire le situazioni che ha dovuto affrontare ed i meccanismi che stanno alla base degli atteggiamenti xenfobi sulla scorta della cronaca ticinese. Il nostro piccolo mondo quale paradigma di meccanismi più generali. L'occasione, la richiesta di wikipink di un articolo dedicato a Elisàr von Kupffer. Ho accettato non rendendomi conto che mi sarei trovato ad eseguire non un mero compito di assemblaggio di notizie ricuperabili dai miei archivi, ma una vera e propria rielaborazion, una rivisitazione. Il work in progress lo potete seguire nella pagina ad hoc.

Ai giovani, nell'ambito dello schema dell'intervista che sottende come "fil rouge" questa nuova versione della mia bio,  posso dire:

se hai orizzonti molto lontani rischi di soffrire di miopia.

Con l’avanzare degli anni invece, vedi meglio lontano: è fisiologico.

Oggi la tendenza è la super specializzazione che esula dalla interdisciplinarità, che viene lasciata agli anziani.

È come in una foresta: tutte le interazioni tra le specie avvengono nelle fronde, non al tronco.

Il giovane spesso si ferma al tronco e non arriva perciò ad afferrare cosa succede nelle fronde ed apprezzarne pienamente le “recondite armonie”.

A livello professionale una volta tutti ti volevano e ti stendevano i tappeti rossi. Avevi il privilegio di poterti scegliere un lavoro che ti appassionava. Oggi la situazione economica è cambiata. Un qualche errore, se ci troviamo così, lo abbiamo fatto anche noi. Ricordati comunque  che se mi hai potuto leggere è anche dovuto a chi ti ha preceduto! Il presente, tuo o mio, è fatto di passato...

Sono alle battute finali di questa Bio.

Non vivo la discriminazione legata al mio orientamento sessuale.

Io non mi sono mai nascosto. Il mio motto è “ri-conoscersi”: conoscere gli altri, se stessi e farsi conoscere.

 

Sinceramente.

Armonie della chimica. Chimica delle armonie. Tutta (recondita?) musica! (il libretto) Vissi d'arte...

 

Musica: una questione di punti vista....

  Ciao, Ragazzi  & Ragazze!

Agosto 2016,

Testimonianza pazientemente raccolta da Luisella Müller, innescando non poche connessioni neurali....

Settembre 2016,

Completata, invigorita, da far eventualmente dimagrire a misura dei destinatari del cartaceo.


Riassumendo, in sintesi (lapidario, corrosivo, corsivo):

Dopo aver letto le pagine, tutto (?) dovrebbe essere più comprensibile:

 

L'uso fortifica, il disuso atrofizza! (Lamark ..  Darwin)
Verde, quando lo erano che gli spinaci.

Finocchio, quando non era che da gustare crudo o cotto.
Arcobaleno, quand'era visto che dopo un temporale.
Dai Coli ai Culi, la traiettoria della mia vita....

Ora tra Santi (con un passato) e Fanti (con un futuro)!

 

L'ultimissima parola!

al Sito brunogf.ch (Homepage)

alla Bio V.1 (Viaggi e bagagli) altri dettagli ( anche ) vi attendono!